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giovedì 18 febbraio 2016

Loviu

E ti guardo, tu che stai diventando grande anche se sei sempre la più piccola, che hai due ciuffi di capelli sugli occhi e ci guardi attraverso, come da una finestra, che ridi di una risata contagiosa, che ti metti in posa per le foto con quelle due dita aperte come i cinesi, che stai cercando di trovare il tuo spazio tra le due sorelle e sgomiti un po', che gridi per far sentire la tua voce. Che ogni giorno mi disegni dei cuori colorati, che mi fai le dediche sui foglietti nella tua scrittura sbilenca, che mi abbracci all'improvviso guardandomi con quegli occhioni tondi, che non sopporti quando ti sgrido perché non vuoi deludermi, che racconti sempre la stessa barzelletta e io rido sempre, e mi fai sempre lo stesso indovinello, e quando indovino tu ti metti a ridere.

Tu che sprofondi nel sedile del BusEnorme e guardi fuori con aria triste ma poi mi sorridi e disegni un cuore sul vetro, che ti commuovi a guardare i cartoni animati e le vecchie fotografie, che salti sul divano e canti le canzoni inventandoti le parole. Tu che non riesci a stare arrabbiata dieci minuti, che litighi in continuazione con chi ami davvero, che te ne stai ore a giocare da sola, che guardi le istruzioni del lego e costruisci aerei e elicotteri e astronavi, che non ti importa di avere le magliette che erano della BB o le scarpe della Nina o i jeans del Gatto o la felpa però vorresti ogni tanto qualcosa di nuovo, di solo tuo, ma ti accontenti di una gomma a forma di koala viola, e anche se hai già una bicicletta rosa, e uno skate-board e un monopattino e i pattini, e quindi di ruote sei piuttosto fornita, vorresti una bicicletta nuova, blu.

Tu che mi dici Ciao mamma io vado fuori, e quando ti guardo stranita, ché quando mai s'è vista una bambina di cinque sei anni uscire da sola, tu mi chiedi Che c'è? come se fosse normale; tu che hai voluto un orologio così puoi controllare a che ora devi venire a casa e l'hai voluto uote resit, così ci puoi andare in piscina, che mangi piatti di pasta in tutte le salse ma neanche una verdura né cotta né cruda, che pensi sempre con la tua testa e devi sbatterla, certe volte, per capire; che hai delle amichette, qui, e anche degli amichetti, ma una sola grande amica, sempre nel tuo cuore.

Tu, piccola mia, stai diventando grande, e non basterà metterti le forcine per tenere su quei ciuffi di capelli, perché il tuo sguardo sarà sempre libero, come il tuo pensiero, come il tuo cuore.

sabato 6 febbraio 2016

Facciamo festa. Il capodanno cinese alla moda dei cinesi

Per la festa di primavera, è vero, ci sono un sacco di tabù.
E quindi, con tutte le cose che non si possono fare, alla fine cosa fanno, i cinesi, durante il capodanno cinese?

In verità fanno un po’ quello che facciamo tutti durante le feste. 
Tipo che attaccano decorazioni rosse in casa e fuori casa, lanterne o lunghe sequenze di pesci di stoffa o nodi impossibili o cartelli con scritte dorate. Quelli sulla porta spesso sono caratteri che significano fortuna e primavera, che di solito vengono appesi al contrario, perché la parola che significa a rovescio (dao) si pronuncia come la parola che significa arrivare, quindi fortuna e primavera arrivano di sicuro alla tua porta. 

Si comprano cibi particolari come il Nian Gao, una specie di tortino di riso, Gua Zi, semi di melone che siccome sono tanti portano fortuna, un po’ come le nostre lenticchie, e tanto, tantissimo pesce in tutte le forme, anche finto, da appendere, perché Yu, che significa pesce, si pronuncia come Yu, che significa abbondanza; la quantità di pesce che si consuma durante questa festa è inimmaginabile. 

Poi si mangia tutti insieme il giorno della festa (classico cenone), si gioca a mahjong (fate finta che sia la tombola), si guarda in TV il gran gala di primavera (con due tizi tipo Amadeus e Papaleo, solo che qui evitano accuratamente dal dire qualcosa di sgradito sennò si ritrovano deportati in Siberia), si regalano Hong Bao, cioè buste rosse piene di soldi (occhio a non dare cifre con dentro il 4 che porta sfortuna), si va a vedere il festival delle lanterne quando le strade sono tempestate di lanterne rosse che non vedi più il cielo, si guardano film romantici a lieto fine (quelli con star come Maggie Chung, Jackie Chan e Stephen Chow vanno alla grande), si fa visita ai parenti e si fanno i fuochi d’artificio.

Ora, riguardo a queste due ultime attività, quest’anno ci sono delle novità.

Primo, a Shanghai, dal primo gennaio 2016, è vietato fare fuochi d’artificio. O meglio, è vietato vendere e acquistare fuochi d'artificio illegali, e cioè a dire quasi tutti. Oltre a provocare incidenti gravi (per cui poi tocca andare in ospedale e l’ospedale è tabù), e talvolta purtroppo anche mortali, il consumo indiscriminato di fuochi d'artificio fa anche aumentare incredibilmente i valori di inquinamento (in poche ore si passa da 150 a 800 pm 2.5).
Questo provvedimento, che riduce a circa 700 i venditori autorizzati, sottoposti a stretti controlli sulla qualità dei prodotti, rischia d'altra parte di snaturare una delle più radicate tradizioni della festa, e cioè scacciare a suon di fuochi e petardi gli spiriti maligni, nella fattispecie quel mitico Nian con testa di leone e corpo di bue che ha terrorizzato per millenni l'immaginario collettivo cinese.
Come conseguenza immediata, non si vedono più in giro banchetti ambulanti con ogni tipo di esplosivo, rimpiazzati da carretti con decorazioni rosse.
Ma niente paura, i cinesi si sono già attrezzati. Pare che ci saranno i fuochi fake, elettronici, ossia luci colorate proiettate sui muri dei palazzi, e mortaretti finti, in pratica rumori registrati.
La cosa, non lo nego, mette un tantino di tristezza: se l’inquinamento è davvero la ragione principale, mi pare che sarebbe più utile adottare seriamente i protocolli (non so, quelli di Kioto per esempio?) durante tutto l’anno, anziché impedire i fuochi per una notte.
Comunque, confidiamo nel fatto che i cinesi, tendenzialmente, se ne fregano delle regole.

Per quanto riguarda le visite ai parenti, la Cina si prepara, al solito, a una migrazione di massa. Niente e nessuno impedirà di raggiungere i propri cari al paesello. E infatti due giorni fa, a causa dei ritardi sui treni dovuti alla neve, circa trentamila persone sono rimaste bloccate nella stazione di HongQiao. La fila arrivava fin davanti a casa mia, tanto che per un attimo ho pensato che davvero ci fosse una ingente mobilitazione per protestare contro il mio stato di ragazza madre. Comunque.
Anche una attività apparentemente innocua come andare a trovare i parenti potrebbe creare un certo imbarazzo, per esempio in chi non ha guadagnato abbastanza da mettere nella hongbao una somma a tre zeri per far sapere ai congiunti come si vive bene nella metropoli, nel qual caso si può ovviare riempiendo la busta di noccioline, per quanto la cosa risulti senza dubbio meno prestigiosa. 
Un'altra categoria potenzialmente in difficoltà sono i single (considerati poveri sfigati come i disoccupati, specie le ragazze). 

Ma qui viene in aiuto l’amico di sempre, quello a cui ti rivolgi per avere qualsiasi cosa tu possa desiderare, in qualsiasi momento, ovunque tu voglia: TaoBao. Vi ho già parlato di Taobao, vero? È stato in occasione di un'altra festa. 
Comunque, TaoBao è il sito web.
Nella sezione “Noleggio ragazzi” si trovano varie soluzioni, con foto e dettagli personali, a partire da 500 Yuan al giorno. Non so come possa essere la versione più economica, ma nel prezzo sono compresi gli abbracci e un bacio sulla guancia. Poi chissà, magari da cosa nasce cosa…

giovedì 4 febbraio 2016

Xin nian hao! Ovvero cosa non fare durante il capodanno cinese.

Arriva l’anno della scimmia, con la sua coda lunga e la faccetta fintamente simpatica.

Sono l’unica che trova che la scimmia sia un animale detestabile? con quel suo fare svelto e curioso, con quelle zampette che frugano dappertutto, i denti aguzzi e gli occhi cattivi?
A me le scimmie mi mettono un po’ di ansia. Le vedi lì sedute, tranquille a rosicchiarsi un torsolo di mela o a cercarsi le pulci, ma è tutta facciata. 
In verità sono subdole, ti vengono vicino con l’aria innocua e poi ti strappano di mano la merenda e se la vanno a mangiare sul ramo più alto, guardandoti come se fossi un idiota. E ti ci senti, idiota, a farti fregare da una scimmia. La quale, non paga di averti lasciato senza snack, si incazza anche se la guardi male e appena trova l’occasione ti piscia in testa ridendo con quella risata stridula. 
Sei fortunato se non ti arriva di peggio.

Ma insomma, anche la scimmia ci tocca ogni dodici anni.

Il capodanno è la più importante delle festività cinesi. Per quindici giorni, ogni anno, un sesto della popolazione mondiale festeggia l’arrivo della primavera (valli a capire) in un periodo che cade tra il 21 gennaio e  il 19 febbraio, a seconda della luna. Cioè cade nel giorno della seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, o se volete nel giorno della prima luna nuova del primo mese del calendario lunare cinese. Facile no?
Comunque, fidiamoci di chi ha fatto i calcoli e festeggiamo l’otto febbraio.

Ma occhio che qui sono superstiziosi, e ci sono delle cose che proprio non si fanno.

Quindi, se volete passare bene questa Chun Jié, attenetevi per quindici giorni a queste regole: 

  1. non piangete, porta sfortuna; 
  2. non rompete i piatti, 
  3. non usate le forbici e 
  4. non prestate denaro, tutte attività che vi renderanno poveri (specie quest’ultima); 
  5. non uccidete animali che non è carino; 
  6. non vestitevi di bianco né di nero, usate invece il rosso; 
  7. evitate di andare negli ospedali (e i vostri congiunti moribondi… amen).
  8. non preparate il porridge, porta povertà (ma poi, chi è che mangerebbe porridge a una festa? bleah)
  9. non lavatevi i capelli, porta sfortuna (andate dal parrucchiere qualche giorno prima, via)
  10. non lavate i vestiti, lavare in generale porta via la buona sorte (magari l’ascella potete sciacquarvela, su, che sennò se ne vanno pure gli amici)
  11. non gettate la spazzatura almeno fino al quinto giorno della festa
  12. anche spazzare porta via la buona sorte: bene va’, così siamo esentati dal fare le faccende domestiche. D’altro canto, se non volete vivere in una porcilaia, dovete pulire bene tutto prima, e non sto a dirvi cosa vi toccherà dopo.
  13. non parlare di argomenti sfigati, tipo disoccupazione, fame nel mondo, infelicità… passatevela allegra, insomma.
  14. non lavorate a maglia, anche quello impoverisce. Donne che sferruzzate a tutte le ore, siete avvertite.
[continua...]

mercoledì 3 febbraio 2016

Come occupare il tempo libero in una vacanza d'inverno a Shanghai

E siamo qui, alla fine, dentro questo turbinio da fine dell’anno cinese.

Le caprette ti fanno ciao, i pupazzetti cornuti spariscono dalla circolazione e l’universo mondo è ricoperto di scimmie e banane: vetrine, scaffali, ristoranti, maglie, tazze, lanterne, vasi, pigiami, buste rosse, anelli... ogni oggetto di vita quotidiana viene immancabilmente timbrato da scimmiette felici. Perfino le mutande, giuro.

Le tre petunie sono a casa da scuola per le prossime due settimane, l’ingegnere lavora e poi se ne va per un business trip in terre sconosciute, lasciando la Wonder sola a gestire l’adiacenza con le nane; sola davvero, dato che la maggior parte degli amici, qui, abbandona la terra di mezzo durante uno dei periodi più irrimediabilmente caotici e sardinery-style dell’anno cinese.

Ancora non mi spiego come mai nessuno è ancora sceso in piazza per manifestare contro questa evidente destrutturazione della famiglia tradizionale.

Stiamo già facendo programmi dettagliati per evitare di restare tutto il tempo a giocare a phonics hero e a guardare tutta la serie di Star Wars (se va bene, altrimenti c’è Minecraft, o l’intera piattaforma friv gentilmente segnalata dall’amica Ale in tempi remoti, nonché una serie di tristissimi film per ragazzi con delfini senza coda) e soprattutto per evitare che la Wonder, già innervosita dallo stand-by forzato al suo allenamento settimanale, scleri definitivamente.

Siccome fuori fa un freddo polare (quarant’anni che non gelava così, per dire) sono previsti, più o meno nell’ordine: 

- pomeriggio al cinema, a vedere Alvin and the chipmunks; 
- pomeriggio al jump360, che già il nome dovrebbe farvi intuire essere un posto dove i bambini si stremano saltando sui tappeti elastici mentre i genitori li guardano in attesa che si fracassino il cranio sbattendo l’uno contro l’altro o si rompano un braccio cadendo rovinosamente dopo un triplo salto carpiato all’indietro; comunque, siccome pare si tratti dell’area gioco indoor più grande del mondo, almeno una volta sarà da andarci, anche solo per sfoggiare un’aria di superiorità quando qualcuno ti chiede se ci sei mai stata;
giornata al museo di storia naturale, pare che sia imperdibile; 
- giornata alla fabbrica di cioccolato, con degustazione, ça va sans dir; 
- pomeriggio al cinema, a vedere Kung fu Panda 3 (lo so, mi ripeto)
- pomeriggio al climbing space
- giornata al museo d’arte moderna

e arriviamo a sei giorni di copertura. 

Aiutatemi.

lunedì 17 febbraio 2014

Di Favino, film, favole e festine

- Ma dico, con tutti i sabati del calendario, proprio questo sabato qui doveva essere
- Wonder, il mondo mica gira intorno alla tua agenda
- Cosci, lo sai che ti stimo. Però certe volte mi irriti
- Tipo adesso?
- Come ci sei arrivata?
- Ma vedi che non hai capito una mazza di quello che ti sto dicendo
- Perché tu sei subdola, insinui, e sai che io non sono intelligente. Mi applico, ma non ci arrivo
- Allora te lo dico con le parole della tua Amica di Arbizzano: se non vai, te sì mona.

Confortata dalle rassicurazioni della Cosci, coscienza preferita nonché unica, sabato pomeriggio la Wonder ha lasciato a casa una tavola apparecchiata con cura, con una bella tovaglia ricamata, piattini rosa, bicchieri di plastica, aranciata cocacola e chinotto, ciotole piene di patatine e olive e cipolline e popcorn, piatti di panini al prosciutto, distese di tramezzini alla nutella, due torte una delle quali con le candeline già infilate, una distesa di coriandoli e stelle filanti sul pavimento della sala e una serie di cd con le musiche di violetta e peppa pig.
Ha lasciato una cucciola biondocrine con una corona in testa, tre papà con dodici bambini dai quattro agli undici anni e tre bottiglie di vino, una di aperol e dei grissini salati, ha salutato tutti e ha pedalato sotto un cielo grigio e piagnucoloso verso un Pensiero Visibile.
Mica poteva perderselo, quell'uomo visibile lì.

Perché lui è uno degli attori più fichi del globo, diciamocelo.
E un incontro informale con quell'attore lì, chi se lo perde.

(cronaca)
Posso chiamarti Pierfrancy, sì? Tanto è un incontro intimo, no? sì ok, informale, non sottilizziamo... A proposito di quello che dici, che una volta per andare al cinema dovevi metterti via ottomila lire e dovevi scegliertelo bene, il film da vedere, perché poi se non ti piaceva ti incazzavi, e però questo serviva anche a farti capire quello che ti piaceva e quello che no, e invece adesso i ragazzi hanno tutto a disposizione e si possono scaricare gratis quello che vogliono anche se è illegale e così facendo gli va bene tutto e non sono più in grado di capire cosa gli piace perché tanto è uguale, è gratis e a caval donato non si guarda in bocca, ecco io sarei un po' in disaccordo... voglio dire, succede la stessa cosa coi libri, adesso con gli ebook scarichi anche testi gratuiti e però non è che perché sono gratuiti sono appassionanti, interessanti o anche solo gradevoli, ce ne sono anche di quelli che sono una porcata, e non è che non te ne accorgi per il solo fatto che sono gratis. Insomma uno può farsi un'opinione anche guardando un film gratis, secondo me.
E poi volevo anche dirti una cosa, cioè che talvolta è anche una scelta obbligata, vedere un film alla televisione, anche se ci perdi nella fotografia e nella regia (qualche volta), perché adesso un film lo vedi in programmazione tre giorni, ti distrai un attimo e te lo sei già perso, parlo in generale perché sai com'è, cerca di capire, con tre figlie sotto i nove anni è anche difficile organizzare una serata, vedi che anche oggi son scappata dalla festina, mi son messa pure gli stivali bassi, per fare prima, ho rinunciato al tacco dodici che ci avrei fatto una figura più da gnocca ma non ci corri granché, col tacco dodici, e vabbè che non sei tanto alto e così in foto veniamo alti uguali, però lo stacco gamba ci perde, con lo stivale.
Comunque.
E sì, lo so che sono anche io della tua generazione, e adesso l'altra generazione, quella nata col tablet in mano, è diversa, è meno educata, in quel senso lì, ho capito cosa intendi... se poi mi guardi così, con quegli occhi lì, vabbè, allora puoi dire quello che ti pare, puoi anche mettere in fila tutti i numeri di Fibonacci, tanto per fare un esempio, darmi la ricetta della coda alla vaccinara, mi puoi anche dare il numero del tuo cellulare ché tanto, guarda, non ti sto più ascoltando, credimi, il film me lo faccio da sola nella testa ed è uno di quei film che al cinema una volta sarebbero stati vietati ai quattordici, per dire.
Perché io ho una curiosità, volevo farti anche un'altra domanda, posso, Pierfrancy? Ma tu quando sei al cinema e devi baciare un'attrice, per il copione, fai finta o fai sul serio? Cioè baci davvero? Con la lingua e tutto? Perché sai se un bacio è finto secondo me si vede... Fare una prova dici? Sì, beh, va bene, facciamo pure una prova, basta che poi non si mettano le foto su facebook, ché non sai mai cosa succede, con facebook e tutti questi falsi Pierfrancesco Favino e una sola Wonder, e io ho tre bambine piccole e anche un marito, così per inciso, e a proposito, che ore sono? Oddìo, così tardi? Devo andare! Scusa, Pierfrancy, ho promesso che sarei tornata in tempo per aprire i regali e spegnere le candeline con la Gabbianella, sì sì, ovvio che le spegne da sola le candeline ma poi volevo fotografarla mentre scarta i regali, e le ho regalato un coniglio di peluche che le piaceva tanto e non vorrei perdermi la sua faccia quando lo scarta, e anche quando si spengono le luci e restano solo quattro candeline accese e lei ha questi occhietti rotondi che ridono e i capelli sciolti e biondi e quel sorriso felice, e la bocca sporca di torta al cioccolato e panna montata mentre canta lallallero lallallero, è un peccato morir, l'eternità è un battito di ciglia e balla le canzoni di peppa pig, e insomma, devo proprio andare.
Baci, eh.

mercoledì 5 giugno 2013

L'ultima settimana

Questa è l'ultima settimana di scuola.
L'ultima. Settimana. Di. Scuola.
Così per inciso, ultima settimana di scuola viene a significare che dalla prossima, di settimana, inizia un periodo piuttosto lungo di adiacenza delle pargole.
Ma andiamo oltre.
Una delle poche, pochissime cose sicure, anzi l'unica vera certezza della vita, è che dobbiamo morire. Lo so, detto così fa impressione, ma qualcuno ve lo doveva pur dire.
Ora, alla luce di questa incontrovertibile verità savonarolesca, che io muoia, alla fine di quest'ultima settimana di scuola, non avrebbe in sé nulla di straordinario, se non l'essere questa l'ultima settimana della mia vita.

Pensate ora. Se voi sapeste che questa sarà l'ultima settimana della vostra vita, fareste come Lutero, e continuereste a vivere come se niente fosse, piantando anche il vostro alberello di mele, o fareste come Vasco Rossi, e berreste ogni attimo col sole sempre in faccia, come se tutti i giorni fosse sabato sera?
Ammetto che il parallelo Lutero/Vasco è un tantino ardito. Allora scambiamo Vasco con Orazio, che fa più intellettuale.

Il fatto è che questa settimana, l'ultima settimana di scuola e potenzialmente l'ultima della mia vita, ha una pianificazione che neanche il tour di Bruce Springsteeen, come ha detto qualcuno.
Martedì. Festa a scuola della Gabbianella. Please portare un dolce. A seguire festa di compleanno per BB, e anche per il Gatto, ma siccome ancora non possiedo il dono dell'ubiquità una festina salta. E martedì è andato.
Mercoledì (vale a dire oggi). Lezione aperta di musica a scuola, con performance dei bambini a cui i genitori sono pregati di prendere parte (non solo con la presenza. Serve anche cantare e ballare e battere le manine). Nel tardo pomeriggio fino a sera, festa di fine anno di tutta la scuola, per la quale siamo invitati a portare due torte (una della quali è già in forno) e due bibite.
Giovedì. Festa di compleanno.
Venerdì. Festa di compleanno. A seguire, cena di classe della prima A. Se vi fosse sfuggito, sottolineo che è venerdì sera.
Sabato. Due compleanni. Cena di classe della seconda A. Se vi fosse sfuggito... Mannò, son sicura che non vi è sfuggito.

Dunque. Se qualcuno mi avesse detto in anticipo che il ruolo di madre prevede questa serie di obblighi parascolastici ci avrei pensato su. 
Avrei fatto l'amore con Control, per esempio.
Perché io non dico che si debba vivere sempre come fosse l'ultimo giorno, godere ogni attimo, carpire il diem (ché poi diciamocelo, il più delle volte non ce l'hai mica il tempo di cogliere l'attimo). Però nemmeno bastonarsi i cabasisi come Tafazzi.
Fate qualcosa per me.
Salvatemi.
Dum loquimur, fugerit invida aetas. 

Uccidetemi. Subito però. Prima di quest'ultima settimana di scuola.

giovedì 13 dicembre 2012

Sette giorni

Siamo a -7.
Non di temperatura, di giorni.
Giorni che mi restano prima di tornare.
E in questi sette giorni, giusto per semplificarmi la vita, ho due concerti di natale, due festine di fine anno, un pigiama party e una festa di compleanno.
E ho solo tre figlie, per inciso.
Però siccome non vogliamo farci mancare niente, nemmeno le cinesate di fine anno, la mia amica Umami mi ha regalato un paio di ciglia finte, di quelle professional, che potrò sfoggiare sabato alla festa di addio (poteva mancare, una festa di addio?) e pure a Natale durante il pranzo con i parenti, sempre che non si stacchino prima, ché la ragazza ci ha raccomandato di non sfregarle, ma non ci ha mica detto cosa succede a piangere (ormai lo sapete, sono una piagnona, e d'altra parte son figlia di mia mamma, scusa, eh, Piangimmi, ma tra tutte le doti che hai proprio questa cosa delle lacrime facili mi dovevi passare...).
Comunque, mentre mi arrovello su come trovare il tempo per andare a comprare quel po' di regali di natale che mi mancano (non facendo una lista, in realtà non ho idea di quanti ne manchino, ma è sempre meglio abbondare), ecco che mi arriva una email che mi propone Un esperto per i miei problemi, 24 ore su 24, a soli 16 euro e 50 al mese. 
Se è carino ci faccio un pensiero, se non altro per farmi da facchino mentre passo dal mercatino di DongTai lu al supermall di Nanjing lu, così mi resta un braccio libero per fermare un taxi.

sabato 23 giugno 2012

Di poeti, feste e leggende. E di un compleanno

La DuanWu Jie, o Festa delle Barche Drago, è una festa che si tiene il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese. E infatti si chiama anche Doppio cinque.
Quest'anno cade il 23 giugno, cioè oggi. 
 
Ci sono varie leggende che raccontano com'è nata la festa, tipo cose che riguardano il solstizio, la raccolta del grano e cose così, ma ovviamente la più diffusa è la più improbabile, cioè quella che riguarda Qu Yuan, un grande poeta la cui opera è ancora oggi oggetto di studio per chi vuole conoscere l'antica cultura cinese.

Mo' ve la racconto. 

Vissuto alla corte dell'imperatore Huai nel trecento a.C. (più o meno, non fate i pignoli), Qu Yuan criticava aspramente e combatteva con le lame affilate della sua penna gli ufficiali della corte, corrotti fino al midollo, i quali per vendicarsi esercitarono la loro influenza nei confronti dell'imperatore. Costui, stremato dalle insistenze dello stuolo di ufficiali che volevano l'allontanamento di Qu come una mamma dallo stuolo di bambine che vogliono il ghiacciolo in una torrida giornata di fine giugno, cedette alla fine, e mandò in esilio il povero poeta, che per inciso era il suo amante.
La mamma invece comprò il ghiacciolo, per quanto intenso fosse il desiderio di mandare le figlie a quello stesso paese dove era stato mandato il poeta.
Il quale poeta continuò a scrivere in rima tutto il suo disappunto, ma ormai non se lo filava più nessuno, e lui poveretto andò un po' in depressione. Provò con vari tipi di analisi, dalla freudiana alla junghiana, dalla transizionale alla comportamentale. Tentò anche con quella di gruppo, ma a far gruppo con lui c'era solo il fornaio con problemi di sudorazione eccessiva, e la cosa non funzionò.
All'avvento della dinastia Qin, nel 221 a.C., non potendo sopportare la sconfitta dello Stato Chu, si gettò nel fiume MiLuo.

E si sa che i poeti suicidi hanno il loro bel fascino, sicché successe che, costernati per questo gesto estremo, che non se lo aspettava nessuno anche perché l'aveva minacciato più volte e si sa che can che abbaia non morde e a gridare al lupo poi non ti credono più, i suoi compatrioti cercarono di rimediare alla completa indifferenza in cui l'avevano lasciato da vivo sommergendolo di dimostrazioni postume di interesse, chiamarono a raccolta i pescatori che fecero il giro del fiume con le barche, gettarono le reti alla ricerca delle spoglie mortali, alcuni lessero perfino le sue poesie, ma del corpo non fu trovata traccia. Che un po' Qu Yuan se l'era presa, la verità.
Per distrarre i pesci, affinché lasciassero intatto il corpo del poeta, la gente cominciò a gettare nel fiume zongzi, uova e altro cibo.
Ecco spigato perché, il quinto giorno del quinto mese, cioè oggi, si fa una grande festa: si commemora ancora l'anniversario della morte di Qu Yuan. Il senso di colpa è duro a morire.

Quindi amore mio, lo so che per te è un brutto colpo, ma tutte quelle lanterne, i fuochi, i botti, la gente che fa festa, i bambini a casa da scuola, i dolcetti, le sbronze, non sono per te. Perché è solo un caso, Bighi mio, se oggi è anche il tuo compleanno.

Comunque adesso il modo più frequente per rinnovare la leggenda è fare una gara con le barche, mangiare zongzi e bere vino.

Le barche sono lunghe e strette e del drago hanno la testa e la coda, sono coloratissime e corrono veloci sul fiume, e i rematori scandiscono i colpi a ritmo di tamburo.

Gli zongzi sono palle di riso, mescolato a carne di maiale o verdure o uova di anatra o pasta di fagioli rossi, avvolte nelle foglie di bambù a forma di piramide e cotte al vapore. Le migliori si trovano a ZhouJiaJiao, una città sull'acqua a quaranta minuti di macchina da Shanghai, dove c'è Xiaotian Apo Zong, il più famoso venditore di zongzi. Le apo, gioè le signore che fanno manualmente gli zongzi, riescono ad avvolgerne uno ogni 15 secondi tenendo i lembi degli spaghi con i denti, e il negozio, nel periodo della festa, riesce a venderne anche trentamila al giorno (a 6 kuai l'uno. È un business).

Lo XiongHuangJiu, cioè il vino di realgar, è una bevanda tradizionale della festa delle barche drago, ed è a base di arsenico. Gli anziani sostengono che sia molto salutare, che aiuti a scacciare le influenze nefaste e che prevenga le malattie.
Alcuni recenti studi scientifici sostengono al contrario che sia piuttosto dannoso, ma nessuno ci bada.
E in effetti ci si chiede come possano mai essere credibili degli studi che non hanno nessun fondamento mitico.

martedì 1 maggio 2012

Sei giorni

È bella la mia città. Bello è camminare in centro, guardare le vetrine, incontrare per caso persone che conosci, salutarsi con la mano da lontano, farsi una foto con l´iphone, fermarsi a bere uno spritz aperol e raccontarsi e sentire raccontare, bello il cielo limpido e la luce chiara, la piazza piena di sole, la birra sotto i portici, la passeggiata con Dino, la sera a preparare coni di carta di bambù pieni di riso e petali di rosa.

Bella la pieve romanica, la sposa con la treccia bionda come Rapunzel, le damigelle con la coroncina di fiori, il Bobo innamorato.
Bella la festa, le tavole imbandite, i brindisi, le risate, la torta a strati, i confetti, le foto. Togliersi le scarpe e camminare nel prato, fino in fondo al campo di papaveri, e chiudere gli occhi, e respirare.
E ballare, la sera, e sciogliersi i capelli, le luci tra le piante, il vino, i baci degli sposi, la musica forte, l´aria ancora calda, le fiaccole, e guardare tutti quei ragazzi e bere qualche bicchiere di Bellini e sentire una vaga, appena percettibile tristezza.

Bello rivedere le amiche del platano, e abbracciarsi forte, e mangiare una pizza e sentire il rumore del fiume e parlare del futuro, e fare progetti.
E poi comprare prosciutti e speck e formaggi e olio e sperare che servano a farti sentire il sapore di casa, almeno un po´.

Bello camminare nel sole, da sola in mezzo alla gente, e guardare il fiume lento e verde diventare impetuoso sotto il ponte, e respirare il profumo dei tigli, e riempirsi gli occhi delle colline dei campanili dei palazzi e sentirsi a casa, padrona della città, non turista, non di passaggio.
E ridere con le sorelle, e incontrare amiche e comprare libri, e qualche vestito, e ancora libri, e bere una spremuta di pompelmo e poi uno spritz e correre sotto la pioggia, e aspettare che spiova un po´ al riparo dei portici, e abbracciarsi, di nuovo, e sentire che gli amici ti vogliono bene, da lontano, e ti pensano, e fare telefonate fiume con gli amici lontani e pensare che sono troppo pochi, sei giorni.

E passare mezz´ora a guardare le bambine su skype, e scoprire che qualche volta funziona, e si vede bene, e sentire una stretta al cuore, e pensare che in fondo sono tanti, sei giorni.


Questo post è stato possibile grazie alla presenza di una postazione internet gratuita al terminal 2 dell´aeroporto di Monaco.

venerdì 27 aprile 2012

Io viaggio da sola

Nel suo viaggio alla volta della casa natia, allo scopo primario di partecipare all'evento del secolo (vale a dire l'ormai celebre matrimonio del Fratello Preferito Nonché Unico, altrimenti noto come Ratto di Calcutta) e a quello secondario di prendersi sei giorni di libertà (uno per ogni anno in cui dallo stato di moglie è passata improvvisamente e inaspettatamente a quello di trimamma, con tutte le conseguenze del caso) la Wonder ha potuto fare alcune riflessioni, dalle quali sono emerse le seguenti considerazioni.

1. L'aeroporto di Shanghai è una costruzione enorme, funzionale, all'avanguardia e architettonicamente bella, simile a un uccello che spicca il volo, dettaglio che difficilmente sfugge ma su cui non ti soffermi se, con tre pargole al seguito, non hai la voglia/il tempo/l'istinto di guardare in lungo, in largo e soprattutto in alto.

2. Esistono persone in grado di fissare un tablet con aria assorta e le cuffie nelle orecchie senza lasciar trapelare (che so, da un'occhiata fugace ai passanti, da uno sbadiglio improvviso, da una palpebra calata, da un benché minimo movimento) che sullo schermo si stanno alternando non le immagini di un imperdibile film di Tarantino, bensì le nebulose multicolori della visualizzazione musicale standard di Windows Media Player, che hanno letteralmnte ipnotizzato il ragazzo. (Non si può tuttavia escludere con certezza che il suddetto ragazzo fosse uno scienziato intento ad analizzare le relazioni suono/luce e la ripetibilità delle nebulose in base alle frequenze sonore).

3. Fare un viaggio intercontinentale da soli è effettivamente una figata, secondo la brillante definizione del Vicino Preferito, se solo non ti capita di fianco un cinese a cui puzzano i piedi. Alle persone con i piedi puzzoni dovrebbe essere fatto divieto l'ingresso in ambienti pressurizzati, o quanto meno dovrebbero essere obbligati a indossare delle plastiche ermetiche che impediscano loro di togliersi le scarpe.
Mi sento quindi di rettificare la diffusa e superata opinione secondo cui al primo posto nell'elenco dei vicini peggiori ci sia un Bambino Urlante, a pari merito col Ciccione Che Russa. No, al primo posto c'è il Puzzone Dai Piedi di Piombo.

4. Essere svegliati da un colpo di fame improvvisa intorno alle due di notte consente di apprezzare gli stupefacenti miglioramenti nell'apprendimento della lingua inglese. La Wonder infatti è riuscita a guardare un film in inglese senza perdere nemmeno una parola, il che ha del miracoloso. Il film è questo. Giudicate un po' voi.

5. Venire a sapere che il Cinese Dai Piedi Puzzoni sta andando a Ravenna, ha una moglie che era più carina quando andava a scuola, un figlio di due anni dal viso paffuto e ridente e che è buddista non cambia l'opinione della Wonder circa il punto 3. Per quanto, è bene far notare che le informazioni suddette sono state la conseguenza di un dialogo anglo-cinese che si potrebbe configurare come splendido esempio di teatro dell'assurdo, e la dice lunga sulle possibilità di comunicazione in assenza di una lingua comune.

6. Continuare ad essere affamata e scoprire di essere senza soldi per il cappuccino con brioches che sperava di assaporare in quindici dei 340 minuti di attesa della coincidenza ha gettato un'ombra sull'umore gaudioso della Wonder.
Sapere se sono i 3 atm a non funzionare o la sua carta non sarebbe servito a scacciare quell'ombra, ma solo a rassicurarla circa la possibilità di spendere senza freni nei giorni a venire.

Questo post è stato scritto grazie al tablet della Mimmi, nonna giovane di mente e di cuore, e soprattutto connessa.

mercoledì 4 aprile 2012

Splendido splendente (giornata col morto)

La ricorrenza del 4 (o 5) aprile si chiama Qing Ming Jié, tradotto (orrendamente) festa del pulito e luminoso.
È un po' come da noi Tutti i Santi, altrimenti detto I Morti, però associato alle pulizie di primavera.
In sostanza si va nei cimiteri a sistemare le tombe, a pulirle, a mettere i fiori, bruciare un po' di incenso e un po' di soldi (finti), e a fare un picnic con gli antenati. Una volta all'anno puoi anche farlo, un pranzo col bisnonno, dai.
Però non è che vai a mangiare e ti presenti a mani vuote, no? Non sia mai, che poi si perde la faccia, e magari gli antenati si offendono e ti vengono a trovare di notte, che ti tocca alzarti dal letto e far scoppiare un mucchietto di petardi per farli andar via.
E quindi è meglio organizzarsi in anticipo, e preparare dei sacchettini per ogni antenato, così siamo sicuri di non scontentare nessuno.
Poca fantasia? Stress da regalo come da noi sotto Natale?
Niente panico. Taobao, il famoso sito web dove puoi comprare tutto, viene in aiuto di chi ancora non ha le idee chiare su cosa portare, al bisnonno.


Selezionate per voi da CnnGo le migliori proposte, per tutte le tasche.

1. Casa con giardino.
Trattasi di modellino di cartone, dalla catapecchia alla villetta a tre piani. Occhio che può superare il metro e venti. Il bisnonno potrebbe starci in piedi giusto giusto. Però se vuoi puoi comprare anche solo una camera da letto, 20 centimetri. Da 15 a 178 yuan. Se consideri che a Shanghai un loculo lo paghi 50.000 yuan al metro quadro, c'è caso che fai felice il morto più che con una tomba monumentale.
2. Auto di lusso.
I cinesi son gente che ha gusto. La macchina è di carta, però con sedili, volante e pedali. La leva del cambio no che le auto di lusso ce l'han tutte automatico. Guida il che con noi sulle strade del cielo, va da dio e non consuma una madonna. E vien via con 28 yuan.
3. Accessori d'oro.
Si sa mai che fan una festa, e al morto gli manca l'orologio. Ecco qui, cofanetto con orologio, occhiali, orecchini, spillone per capelli, braccialetto, collana, tutto di carta dorata. Pensato su misura per fashion victims più victims che fashion. Se lo può permettere anche un bambino: 2,8 yuan.
4. Certificato di proprietà e libretto di residenza.
Normalmente venduto insieme alla villa di cui al punto 1, ma acquistabile separatamente se disponibile. Sia mai che ci siano delle grane, poi, con la casa nuova. Poi per 3,5 yuan stai anche a pensarci su?
5. Sigarette.
Eddài, povero bisnonno, vorrai mica togliergli anche questo vizio? Tanto più che si sa già che non sarà quello a portarlo nella tomba. Piuttosto, ricordagli che ci sono le aree fumatori. 1,1 yuan, gnanca schèi.
6. Maotaj.
È il liquore per eccellenza, di quelli che non puoi fare senza. No maotaj, no party. La confezione comprende due bottiglie e un bicchiere, ché poi alla fine, anche se sono in tanti, si fa sempre un po' fatica a trovare la compagnia giusta, nell'aldilà. In plastica di Boemia, per 3,9 yuan.
7. Mahjong.
Una scatola del più famoso gioco cinese, accluso anche il foglietto delle regole che magari con l'Alzheimer ci si dimentica. Chi vuol giocare col morto? Compralo per soli 4,5 yuan.
Occhio che però non ci sono mica tutti i 144 pezzi. Dici che il nonno non se ne accorge?

Volendo, per chi proprio ha un sacco di antenati da far contenti, può provare la versione casa-certificati vari-macchina-sigarette-liquore-bombola del gas in carta oro massiccio, per 3.5 yuan.

Tutti i regali finiscono in un bel falò, giusto sulla tomba, così i fumi raggiungono la buon'anima e gli portano i doni. Magari il bicchiere di plastica non ci arriva subito, nell'aldilà, e si ferma qualche migliaio di secoli dalla parte di qua. Ma non sottilizziamo.

Il QingTuan invece, dolcetto verde di riso glutinoso ripieno di crema di fagioli rossi, se lo mangiano i vivi.
Però alla salute del nonno.

martedì 14 febbraio 2012

Il primo san Valentino di Gatto Selvaggio

A settembre si sono conosciuti.
Lei aveva un vestito bianco, i capelli raccolti e lo sguardo timido dietro le lunghe ciglia.
Lui ostentava una finta sicurezza, lui con i capelli lunghi sulla fronte, i jeans strappati e una maglietta verde.
A lei sono piaciuti i suoi occhi neri, e lui la prendeva per mano e la faceva ridere, perso nei suoi occhi blu.
Dopo un mese lei avrebbe voluto baciarlo, ma non ne aveva il coraggio.
Alla festa di Halloween lei era vestita da principessa, lui da Sullivan, il gigante azzurro e peloso.
A dicembre si sono fidanzati.
Lei lo chiamava il mio innamorato, lui le faceva dei regali, un orologio, una scatoletta rosa, una fatina con le ali di plastica. Lei li accettava senza ringraziare, e li nascondeva per non farli usare alle sue sorelle.
- Questa Valentine's day card che è la più bella la diamo a Kai, che è il mio sposato. La mettiamo nello sainetto di spuola, insieme alle altre, ochei mamma?

Da come hanno bruciato le tappe, ho il sospetto che questo matrimonio sarà un fuoco di paglia.

venerdì 27 gennaio 2012

(Coro)

S'ode a destra uno scoppio di luci, a sinistra risponde uno scoppio. Che tu sei lì, nel tuo candido lettino, e ti alzi e guardi che belli, poi anche la Gabbianella, in braccio, che dice Bam Bam e guarda fuori, e poi pensi che stan facendo a gara, e che sembra ancora l'ultimo dell'anno, anzi di più.
Poi da sola, mentre tutti dormono, dopo mezzanotte, ti metti davanti alla finestra dietro alle tende perché la luce non svegli nessuno (il che fa ridere, in effetti, che se non li svegliano le bombe non lo fanno certo i bagliori) e stai lì a goderti lo spettacolo.
E alla fine ti stanchi un po', torni a letto e non riesci a dormire per i botti, e pensi Belli, son belli. Ma adesso basta, co 'sti foghi.

martedì 24 gennaio 2012

Addio

Ecco, è andato.
Il Coniglio, dico, con le sue orecchie lunghe e le collanine di fiori, la coda a pon pon e il pelo bianco, ha silenziosamente abbandonato le vetrine, le porte, le finestre e pure la testa delle commesse di Ichido, e ha dignitosamente lasciato spazio a quell'ingombrante, sinuoso, dorato e, diciamocelo, cornuto del Drago.
Alle cinque del pomeriggio già scoppiavano petardi e fuochi d'artificio, e la festa è andata avanti tutta la sera.
I fuochi scoppiavano mentre in taxi andavamo verso DapuQiao, la città deserta, a casa della Famiglia Francese, il collo teso a destra, a sinistra, le braccia allungate avanti e indietro a indicare i più belli. Scoppiavano lungo la strada, appena sotto il marciapiede, seguiti da petardi come mitraglie. Scoppiavano mentre scaricavamo le valigie e le bambine eccitate, mentre preparavamo l'aperitivo con le bruschette e mentre sbucciavo gamberetti nella cucina dell'Amica Francese.
(E chi l'avrebbe mai detto, eh? Che avrei sbucciato gamberetti, intendo, comprati vivi al mercato da me medesima, che saltellavano rinchiusi nel sacchetto gocciolante).
Bagliori di luci multicolori illuminavano i grattacieli che svettavano all'orizzonte, o esplodevano a due metri da noi, spettacolo da contemplare attraverso le vetrate del quindicesimo piano, mentre si apparecchiava, mentre si mangiava e mentre si brindava (Recioto, eh, mica bollicine).
Scoppiavano petardi e ancora fuochi mentre giocavamo a Blokus, a Mastermind e a Machiavelli.

E poi, all'improvviso, silenzio.
I grattacieli, con le loro luci e i bagliori delle esplosioni, si sono spenti, inghiottiti dal buio.
A mezzanotte e mezza, fine della festa.
E quando all'una abbiamo preparato il letto per le bambine, si sono addormentate subito, mano nella mano, strette, al suono di sporadici e ostinati petardi.

Caro Dragone, c'hai poco da fare lo sbruffone, da ballare dondolando e serpeggiando, con quel testone enorme e la cresta e gli artigli. La festa è stata tutta per il Coniglio.

mercoledì 18 gennaio 2012

A Shanghai

Piove. È mercoledì. Sono a Shanghai
e da tre giorni
non si trova più un taxi che sia uno
e le lanterne rosse appese dappertutto son bagnate fradice
e ti gocciolano in testa se ci passi sotto
e gocciolano nelle pozzanghere se le stai a guardare
le banche sono senza più soldi
e i treni senza più biglietti
e i negozi sono pieni di gente che compra
senza più merce ché la gente l'ha già comprata
senza rifornimenti ché la gente se ne andrà
e la metropolitana piena di gente con le valigie che se ne va
e i negozi chiusi di gente che se n'è già andata
un sacco di gente insomma
e d'altra parte sono
unmiliardotrecentoquarantacinquemilioniduecentomila
circa
da qualche parte dovranno pur stare
o andare.
Ma il capodanno cinese una settimana prima deve cominciare?

giovedì 5 gennaio 2012

Welcome Back Party

C'è un freddo, ma un freddo, che adesso capisco perché, in un sabato caldo umido e appiccicoso di agosto, il Lele ci ha mostrato con orgoglio le mutande di lana che si era comprato in saldo, uomo previdente.
Le palme sono incartate con teli neri, i vicini sono ancora più invisibili di prima, in giro non ci sono nemmeno i gatti a scoperchiare i secchi della spazzatura. Il vento ha spogliato gli alberi, così gli spazzini vagano con le loro scope in mano, alla ricerca delle foglie perdute, e spazzano via il niente dalle strade, gli occhi piccoli quasi chiusi.

Solo la BB saltella scendendo dal bus, la giacca aperta, il cappello nello zaino e un adesivo sulla felpa con su scritto happy birthday, inaspettato e tardivo regalo delle maestre, che per rendere lieve il ritorno a scuola dopo quasi cinque settimane di assenza hanno organizzato una festa.

- Mamma, sai che venerdì facciamo un pigiama party?
Mi viene un po' da ridere. - Amore, un party, non un pigiama party. Il pigiama party lo facciamo noi a casa, quando mangiamo in camicia da notte davanti alla tv...
E invece no, è proprio un pyjama party. Si prega di mandare nello zainetto, insieme ai compiti, gli sleeping clothes (opportunamente contraddistinti da etichetta con il nome) che verranno utilizzati per la performance del new year.
Va' che son strani, 'sti cinesi.

lunedì 26 dicembre 2011

Natale a sorpresa

Sembrano tante, tre settimane.
Uno pensa che in tre settimane avrà tempo per fare, mangiare, salutare, vedere tutto quello (quelli) di cui ha nostalgia, e anche qualcosa in più.
Ma non sono mica tante, tre settimane. Infatti ne son già passate due.

A casa dell'Amica Barbara e del Gio conosco la mosaicista motociclista quadrimamma e mangio i bigoli con l'anatra, al Caffè Trento faccio colazione con l'Amica AleSarda e una brioche alla crema, alla Locandina Cappello bevo un Lugana con il Vicino Preferito, alle Giubbe Rosse guardo e leggo e compro libri, alla Feltrinelli guardo e leggo e non compro niente, alla Fnac mi perdo il concerto di Mario Biondi ma incontro AnnaLaRossa, in ufficio vedo il Supercapo T e la collega Fabi, e in banca saluto le quasi-colleghe e i quasi-colleghi e il quasi-capo dal nome di tram.

Riempiamo la casa di bambini e di palloncini per la festa di compleanno della BB, svuotiamo bottiglie di vino e teste dai pensieri per la cena con l'Amica di Arbizzano e Pietro l'Architetto, inzuppiamo il pandoro nella grappa e il panettone nel caffè, mangiamo di nascosto il budino al cioccolato e amaretti, lasciamo le bimbe grandi al NonnoGP per il Progetto Educativo che prevede la visita al più importante monumento cittadino, passeggiamo tra i negozi e le luci di Natale, beviamo un caffè viennese da Tubino e annusiamo l'aria familiare delle strade e delle piazze.
A casa dei Tini facciamo festa con i vecchi amici e mangiamo pizza e arrosticini e frutta secca, a casa della ZiaSandra facciamo colazione e confusione, a casa della NonnaMimmi passiamo il giorno di Natale.
Mica tutto, però.

Il Bighi, proprio lui, il marito romantico solo in fondo in fondo, l'uomo nordico d'aspetto e di cuore, l'ingegnere algido dalle passioni nascoste, mi ha portato via con sé.
Ha disseminato le figlie dai i nonni, ha prenotato una vacanza con destinazione segreta e il giorno di Natale, mentre tutti scartavano i regali in un tripudio di carte e fiocchi e baci e abbracci, mi ha preso per mano e silenziosamente ha chiuso la porta dietro di noi.
In valigia, una felpa di pile, un paio di jeans e un costume da bagno, perché non si sa mai, e un paio di stivali, perché le decolleté tacco dodici sono bellissime ma hanno lo svantaggio di non essere particolarmente comode. 
E io, che vorrei avere sempre tutto sotto controllo, che pianifico le mie giornate come un manager, che prima di partire leggo la guida turistica dalla prima all'ultima pagina, mi sono abbandonata al gusto insolito dell'ignoto.

lunedì 12 dicembre 2011

La cena degli auguri

Arriviamo all'appuntamento un po' in ritardo, al 220 di Kang Ping Lu, strada silenziosa e deserta e buia nonostante la luna piena e il cielo limpido, senza stelle.

Nell'ingresso ampio e caldo del Petit Jardin c'è un lungo tavolo apparecchiato con caraffe di sangria e succo di anguria, biscottini dolci e vasi trasparenti con mazzi di fiori di campo. Buttiamo le giacche su un divano e prendiamo un bicchiere, contenti per una volta di aver lasciato le bambine a casa, così possiamo goderci la serata senza correre a salvare la cristalleria ogni minuto.

La gente è ancora in piedi e chiacchiera in varie lingue, anche se prevale l'italiano: ci sono due famiglie di coreani, una di iraniani, qualche inglese e qualche francese e qualche cinese sparso e una decina di italiani, a tratti con prole.

Per antipasto insalata con pomodorini, feta e uova, prosciutto crudo con ripieno di ananas che finisce in un baleno, salame e rucola con grana, olive marinate, formaggi freschi e stagionati, pane casereccio e vino bianco.
Le porte senza maniglie restano sempre aperte, e la gente va e viene con i piatti pieni, e si ferma a chiacchierare in piedi, torna al suo posto o cambia tavolo.
Pasta al ragù, risotto con i funghi, linguine al pesto, e poi pollo piccante (pane e vino rosso in quantità per recuperare l'uso delle papille gustative), filetto con verdure alla griglia, pesce con olive verdi e nere.
Scendendo alcuni gradini la sala si allarga, e accanto alla porta-finestra che lascia spazio a un albero incastrato tra i muri c'è un divanetto, alle cui spalle troneggia una porta, appoggiata come fosse un quadro.

Alle pareti, lunghi scaffali pieni di libri, vasi di edera ricadente, vecchie sedie di legno incastrate sulle mensole, la foto incorniciata di un gatto, ritratti antichi di signore impettite con i capelli raccolti e i fianchi stretti in corpetti con mille bottoni.
I piccoli tavoli quadrati e rotondi sono circondati da sedie di metallo piene di cuscini, sedie di legno e poltroncine con i braccioli, un gatto bianco e rosso è acciambellato su una poltrona e uno tutto bianco più irrequieto gira nelle stanze schivando le gambe degli ospiti.
In un angolo l'albero di Natale, con gli addobbi di stoffa bianca e rossa, in un altro una vecchia cucina economica bianca e verde usata come appoggio per bottiglie vuote e libri impilati. Le luci sono soffuse, e le lucine di natale lampeggiano dolcemente attorno all'albero e sui lampadari, vecchie gabbie di legno per uccelli o di metallo intarsiato. Suona una musica natalizia di cornamuse e di chitarre, coperta dalle grida di bambini e dal mormorio incessante.
Pezzetti di torta al cioccolato e di soffice cheescake. Vino rosso. I nuovi amici, vicini, e qualche faccia sconosciuta, o quasi, di contorno.

Quando usciamo, a mezzanotte, a due passi dal Grand Gateway, la città sembra deserta, l'aria fredda pizzica le guance e le gambe, e per un momento mi sento come tanti anni fa, senza pensieri, mentre saliamo abbracciati sul taxi e la Rebecca, amica cinese, si allontana per mano al fidanzato e saluta agitando la minuscola borsetta.

lunedì 31 ottobre 2011

Scary Halloween

Quando mi alzo, alle sei e mezza, non c'è molta luce, ma si capisce che è una bella giornata.
    Alle sette e un quarto il sole è tiepido, e siccome l'aria si scalda in fretta per le otto e mezza si può uscire senza giacca (meglio così, perché il giubbino antivento non si intona al vestito da principessa del Gatto Selvaggio, riciclato dall'anno scorso e ammodernato con splendidi fiori a brillantini trovati venerdì nella merceria più grande del mondo, nella città vecchia).

    Allo specchio, prima di uscire, noto un segno vicino all'occhio. Cos'è, una ruga? No, dai, è solo un'ombra. Va' che faccia da paura, stamattina. Adatta alla giornata.

    Sarà che noi non l'abbiamo mai considerato, ma Halloween non ci fa un grande effetto, non fosse per i travestimenti. Però qui la festa è diffusa, e mentre nel compound si decorano le case con zucche, lanterne arancioni, ragnatele e ragni finti (a volte anche veri), fantasmi, streghe, vampiri, le scuole ne approfittano per fare attività creative.
    All'asilo del Gatto Selvaggio si festeggia con una chiassosa sfilata di bambini e maestri in maschera, la proclamazione di una serie vincitori per svariate categorie (il costume più spaventoso e quello più originale, l'animale più bello e il vestito più divertente, quello più magico, quello più carino e quello più creativo) e la consumazione di un pasto comunitario assemblato dalle mamme per l'occasione.

    I bambini più tradizionalisti vestono con maschere da mummia, da scheletro, da zombie. Altri sono vestiti da pinguini, da tigri, da scimmia e da leone. Le bambine sono tutte principesse, tranne qualcuna che ha osato diventare fiore, streghetta o zucca. C'è un ragazzo con un costume da lottatore di sumo, uno vestito da Buzz di Toy Story, l'amico di spuola Kai è vestito da Sullivan di Monsters&Co e suo fratello da Mike, poi ci sono fatine e supereroi, astronauti e fantasmi, ingombranti Transformers di cartone e poliziotti.
    C'è un maestro vestito da omino di panpepato, uno da antico romano ma è troppo alto e troppo scarmigliato per somigliare davvero a un romano, uno da lupo mannaro che invece gli riesce benissimo. Le maestre indossano vestiti da principesse di tutti i continenti, tranne due che viaggiano in coppia vestite da M&M's rosso e verde e Mrs Alexis-Gloria che è vestita da mamma orsa, e per una volta mi sembra che l'abbigliamento sia azzeccatissimo.
    Anche la maggior parte delle mamme presenti allo zoo per la sfilata sfoggia cappelli da strega, parrucche, scope di saggina, vestiti da principessa, trucco nero, veli da odalisca. Una c'ha pure i corni, i leggins e il mantello da diavola, vagamente hard ma si fa finta di niente.
    Io ho optato per un travestimento low profile: i miei capelli, vista l'umidità, non han nemmeno bisogno di un grande trattamento per somigliare a quelli di una strega, e per quanto riguarda il trucco, beh, faccio più paura senza.

    Eclettico è l'aggettivo più indicato per definire il pranzo, dove accanto a ravioli al vapore, frittate alle verdure e bocconcini di carne un tantino piccanti potevi metterti nel piatto cornflakes caramellati, panini salati ricoperti di zucchero colorato, rondelle di sushi, fette di torta al cioccolato, crackers dolci, insalata con maionese, fette di anguria, pandorini, krapfen alla cioccolata, mele e pere con lo yogurt, pomodorini interi, brioches con wurstel, ciambelle, fette di formaggio e dolcetti ripieni di fagioli rossi.

    La Gabbianella, in visita speciale, non fa una piega e mangia quello che trova nel piatto, poi lo spalma un po' sul tavolo e un po' sulla lavagnetta magnetica dove ha identificato mamma tigre e tigrotto che somigliano tantissimo ai suoi amici gatti della terrazza. Dà anche qualche bacetto ai pulcini (quelli magnetici).

    A casa, dopo cena, scopro che l'ombra scura all'angolo dell'occhio è ancora lì. Ma ormai qui non ci spaventa più niente, né il fantasmino che suona alla porta chiedendo dolcetti, né il bacherozzo che entra dalla terrazza, né le falene (quelle piccole), né il camion che ti strombazza alle spalle. Nemmeno la festina della scuola.
    Figuriamoci se ci fan paura le rughe.

domenica 30 ottobre 2011

Ciao papà

- Io puando arrriva il papà lui mi prrende in brraccio
- e mangiamo un cioccolatino grandissimo che ci ha portato!
- e io gli corrro incontrro
- però prima io che sono più grande
- noooo, prrima io, l'ho detto prrima io!
- allora facciamo insieme, va bene?
- occhei
- E tu, Gabbianella, oggi pomeriggio quando arriva il papà cosa devi dire?
- ...
- Pa pà, pa pà. Dai, prova a dirlo, Ciao Papà
- Ba...
- Sì, dai, brava!, pa pà!
- Ba ba ba
- non bababa, Ciao papà...
- ... Babai!