martedì 10 aprile 2012

Come Maggie Cheung

Il dubbio mi era venuto anche prima di leggere Qiu Xiaolong, ma tant'è, ormai il danno è fatto, e non si torna più indietro.

Le occidentali sono assolutamente fuori luogo con gli abiti mandarini, scrive Qiu, e in effetti sono abbastanza d'accordo. 
 
Ma il fascino del qipao conquista tutte le donne che mettono piede in Cina, che con quello addosso si sentono misteriose e sensuali come Maggie Cheung in In the mood for love,
e non rinunciano per nulla al mondo a vedersi avvolte dalla seta almeno una volta.
Certo, il fisico mediterraneo delle italiane e quello vichingo delle olandesi, la struttura massiccia delle australiane e i tratti severi e biondi delle tedesche mal si adattano al tubino aderente, che va benissimo invece per una donna piccola e minuta e flessuosa come un giunco.
Però non importa, perché il qipao è come il richiamo della foresta, lo senti da dentro e anche se hai i fianchi della Lopez o le tette della Marcuzzi (non che sia il mio caso, comunque) il desiderio si insinua sotto pelle come il serpente decorato sulla stoffa e si propaga lentamente finché non ti conquista del tutto.

Per sentirti proprio come l'attrice di cui sopra puoi andare dal sarto che ha confezionato gli abiti per il suo film, il signor Chu Hongsheng, che però oggi è novantaquattrenne, e forse non è nemmeno tanto economico (magari anche un sarto ggiòvane non guasta, almeno per gli occhi).
In alternativa ci sono alcuni sarti sparsi qua e là, per esempio Han Yi, in Changle Lu, o meglio, dato che se lì, Li Gu Long, che fa quelli tradizionali senza la cerniera, invenzione moderna che è tanto comoda ma vuoi mettere sbottonare tutti i bottoncini sui fianchi? Oppure Jin Zhi Yu Ye, al 72 di Maoming Nan Lu, dove si respira davvero l'atmosfera di Shanghai.
Però in questo caso dovresti avere un'occasione davvero speciale, e farti prestare la carta di credito, perché i prezzi vanno da 2.000 a 15.000 yuan.
Non che non valga la pena, eh. Dipende un po' anche da quante volte riesci a metterlo.
Però magari puoi provare anche uno dei fabrik market, prezzi modici e taglio su misura, seta di Suzhou e ricami di Hanzhou (originali, ovvio).

- Io ce l'ho, l'occasione speciale.
- Però dai, Wonder, un vestito così se lo metti tre volte è già tanto...
- Sì, è vero, però anche mio fratello si sposa una volta sola
- Così dicono
- Non colgo le battute sceme, Cosci. E poi non ne ho nemmeno uno...
- Vorresti provarlo, di' la verità!
- Eh, sì, ma come dice Qiu mica sta bene a tutte
- Beh, Wonder, l'unica è indossarlo, poi vediamo che effetto fa
- Cosa dici di questo verde/azzurro cielo con le rose tutte ricamate?
- Ecco, adesso, passare dal Non so se mi sta bene il qipao a questo qui mi sembra un azzardo
- Ok, allora provo questo. Ce l'ha la misura, secondo te?
- Figurati, sei lunga il doppio della donna cinese media. Va' lì come tira sul culo
- Ho capito! Non serve che me lo fai notare...

Dopo un'ora e mezza al Fabrik Market di ZhongHua Lu io e la mia Coscienza, amica fidatissima, abbiamo deciso. Ne facciamo fare due, uno con colori primaverili, che a fine aprile va bene, e uno scuro, che va bene sempre. Non svelo niente, per non rovinare la surprais. E posso anche permettermi il lusso di scegliere all'ultimo momento.
Sono piuttosto soddisfatta. Anche del prezzo, che quando si mettono insieme la Wonder e la Cosci fanno miracoli.
E non ditemi che andare al matrimonio del secolo con un qipao è una scelta banale, perché ormai è fatta.
Sarò uguale uguale a Maggie Cheung. Almeno nell'anima.

sabato 7 aprile 2012

Offerte speciali per mete esotiche

Quando si parla di vacanze estive è sempre meglio pianificare in anticipo, che poi altrimenti le occasioni sfumano, e ti ritrovi a passare le ferie alla piscina comunale, sognando mari tropicali mentre risolvi il bersaglio e annerisci le caselle delle parole crociate senza schema.
E di solito per l'estate si va al mare, o in montagna.
Le città d'arte son roba da intellettuali, sai che caldazzo in agosto girare per le città, che poi ti sogni l'amaca e il libro e il bicchiere di cocktail con l'ombrellino e il tramonto sulla spiaggia mentre vaghi per le sale del museo di arte moderna con le guardie boccheggianti e annoiate dentro le divise blu scuro che si fanno aria con il dépliant dell'ennesima esposizione permanente.
(Ok, non andrebbe proprio così. Non saresti su un'amaca, al limite sull'asciugamano perché la sdraio te l'ha fregata la figlia 1, la bibita sarebbe una limonata e te l'avrebbe bevuta la figlia 2 e il libro sarebbe in acqua a fare la barchetta della figlia 3. Però son dettagli, si diceva così per dire, no?).
Che poi questa opzione della città d'arte è scarsamente utilizzabile in Cina per chi è abituato all'arte italiana, e tutto sommato 'sti milioni di brocche sbeccate e specchi e ceramiche della dinastia Ming hanno un po' rotto. Sì, d'accordo, la grande muraglia, l'esercito di terracotta, però siamo sempre lì, sul filone archeologia, che due palle.

Ma qui intorno, ci sarà ben qualcosa che vale la pena vedere, no?
Filippine? Mah, non so se m'ispira. A Singapore c'è un negozio di vestiti proprio carino. Papua Nuova Guinea mi sa tanto di indigeni antropofagi. Australia! Ecco, che figata, l'Australia è sempre stata nei miei sogni! Ci mettiamo 12 ore di volo però, mica proprio così vicina. Cambogia e Vietnam, son sempre accoppiati 'sti due paesi, che ti immagini a fare esplorazione su una di quelle imbarcazioni di giunco con le vele enormi in mezzo ai fiumi il sole che tramonta e in testa un cappello di paglia. Turismo naturalistico, tipo.
Al mare dove si va? Si va in Malesia, che sia stagione giusta? Ci siamo già stati, in Tailandia anche, però ci tornerei, sai le PhiPhi Islands hanno sempre un certo fascino.

E che dire del Giappone? Dai, sì, andiamo in Giappone. Ci mettiamo su pure la canzone, Big in Japan, che trovata geniale, l'han scritta giusta per noi. Anche la versione di Martin Solveig, per i ggiòvani.
Tokio? Macché, lì ci vanno tutti. Osaka? Mica è primavera, che ci sono i ciliegi in fiore. Ci vorrebbe qualcosa di più dinamico, di avventuroso. Epperò, mannaggia, c'è mica qualche offerta speciale, che so, una riduzione comitive? Che a muoversi in cinque convien fare un mutuo.

Ecco qui, trovato.
Offerta speciale per giugno. Volo diretto da Pudong, in tre ore sei lì. Cinque giorni/quattro notti ti costano 3.000 yuan, e quando torni a casa te ne danno indietro 400.

Maddai? Cioè ti pagano per andare là? Forte.

Poi te ne danno altri 400 se fai vedere in giro le foto. 
Tipo che ti invito a cena e dopo un'abbuffata di sushi per entrare in atmosfera ti tocca sorbirti tutto il viaggio minuto per minuto, che una volta erano due ore di diapositive al buio e potevi anche dormire sulla sedia, ma adesso sono 3500 scatti digitali da otto mega ciascuno, che il computer impiega quaranta secondi a visualizzarne uno,  e io mi becco 400 yuan (che moltiplicato per 5 fa una cifretta). 

Bella questa trovata per incentivare il turismo.

E dove rimane questo posto? Ecco qui, Fukushima si chiama. È pure sul mare. Chissà perché il nome mi suona familiare.
Ma l'offerta è valida solo se sei cinese.
Che uno pensa Che sfiga, alle volte, nascere italiano.

La notizia è riportata da cnngo, che non pensiate che mi invento le cose.

mercoledì 4 aprile 2012

Splendido splendente (giornata col morto)

La ricorrenza del 4 (o 5) aprile si chiama Qing Ming Jié, tradotto (orrendamente) festa del pulito e luminoso.
È un po' come da noi Tutti i Santi, altrimenti detto I Morti, però associato alle pulizie di primavera.
In sostanza si va nei cimiteri a sistemare le tombe, a pulirle, a mettere i fiori, bruciare un po' di incenso e un po' di soldi (finti), e a fare un picnic con gli antenati. Una volta all'anno puoi anche farlo, un pranzo col bisnonno, dai.
Però non è che vai a mangiare e ti presenti a mani vuote, no? Non sia mai, che poi si perde la faccia, e magari gli antenati si offendono e ti vengono a trovare di notte, che ti tocca alzarti dal letto e far scoppiare un mucchietto di petardi per farli andar via.
E quindi è meglio organizzarsi in anticipo, e preparare dei sacchettini per ogni antenato, così siamo sicuri di non scontentare nessuno.
Poca fantasia? Stress da regalo come da noi sotto Natale?
Niente panico. Taobao, il famoso sito web dove puoi comprare tutto, viene in aiuto di chi ancora non ha le idee chiare su cosa portare, al bisnonno.


Selezionate per voi da CnnGo le migliori proposte, per tutte le tasche.

1. Casa con giardino.
Trattasi di modellino di cartone, dalla catapecchia alla villetta a tre piani. Occhio che può superare il metro e venti. Il bisnonno potrebbe starci in piedi giusto giusto. Però se vuoi puoi comprare anche solo una camera da letto, 20 centimetri. Da 15 a 178 yuan. Se consideri che a Shanghai un loculo lo paghi 50.000 yuan al metro quadro, c'è caso che fai felice il morto più che con una tomba monumentale.
2. Auto di lusso.
I cinesi son gente che ha gusto. La macchina è di carta, però con sedili, volante e pedali. La leva del cambio no che le auto di lusso ce l'han tutte automatico. Guida il che con noi sulle strade del cielo, va da dio e non consuma una madonna. E vien via con 28 yuan.
3. Accessori d'oro.
Si sa mai che fan una festa, e al morto gli manca l'orologio. Ecco qui, cofanetto con orologio, occhiali, orecchini, spillone per capelli, braccialetto, collana, tutto di carta dorata. Pensato su misura per fashion victims più victims che fashion. Se lo può permettere anche un bambino: 2,8 yuan.
4. Certificato di proprietà e libretto di residenza.
Normalmente venduto insieme alla villa di cui al punto 1, ma acquistabile separatamente se disponibile. Sia mai che ci siano delle grane, poi, con la casa nuova. Poi per 3,5 yuan stai anche a pensarci su?
5. Sigarette.
Eddài, povero bisnonno, vorrai mica togliergli anche questo vizio? Tanto più che si sa già che non sarà quello a portarlo nella tomba. Piuttosto, ricordagli che ci sono le aree fumatori. 1,1 yuan, gnanca schèi.
6. Maotaj.
È il liquore per eccellenza, di quelli che non puoi fare senza. No maotaj, no party. La confezione comprende due bottiglie e un bicchiere, ché poi alla fine, anche se sono in tanti, si fa sempre un po' fatica a trovare la compagnia giusta, nell'aldilà. In plastica di Boemia, per 3,9 yuan.
7. Mahjong.
Una scatola del più famoso gioco cinese, accluso anche il foglietto delle regole che magari con l'Alzheimer ci si dimentica. Chi vuol giocare col morto? Compralo per soli 4,5 yuan.
Occhio che però non ci sono mica tutti i 144 pezzi. Dici che il nonno non se ne accorge?

Volendo, per chi proprio ha un sacco di antenati da far contenti, può provare la versione casa-certificati vari-macchina-sigarette-liquore-bombola del gas in carta oro massiccio, per 3.5 yuan.

Tutti i regali finiscono in un bel falò, giusto sulla tomba, così i fumi raggiungono la buon'anima e gli portano i doni. Magari il bicchiere di plastica non ci arriva subito, nell'aldilà, e si ferma qualche migliaio di secoli dalla parte di qua. Ma non sottilizziamo.

Il QingTuan invece, dolcetto verde di riso glutinoso ripieno di crema di fagioli rossi, se lo mangiano i vivi.
Però alla salute del nonno.

martedì 3 aprile 2012

Non siamo mica cinesi (questione di prospettive parte II)

No, dico, già è abbastanza difficile in condizioni normali, ma abitare in Cina non facilita le cose.
Tipo che tu stai passeggiando tranquilla sulla HongJing Lu, con le tre pargole al seguito, una delle quali afflitta da un raffreddore pazzesco che le fa colare il naso in continuazione e tu stai sempre a dirle Non pulirti con la manica, santo cielo, prendi un fazzoletto, e poi vedi uno che sembra che abbia perso una lente a contatto e sta lì con la testa a guardare per terra e poi si chiude una narice e si soffia il naso e il moccolo cade giù sul marciapiede e lei ti dice Allora perché quel signore lì non lo usa? Che io non l'avrei neanche chiamato signore, per dire.
Però lo so, qui ti guardano male se lo usi, il fazzoletto, o se per caso hai quel vizio schifoso di mettertelo in tasca dopo che l'hai usato, se non trovi un cestino, invece di buttarlo per terra. Quelli di stoffa? Me lo vedo, il Bersani/Crozza versione cinese: Ma siam pazzi? Non siam mica qui tenerci il moccolo nella tasca dei pantaloni...

E tu paventi malattie inguaribili se si mettono le mani in bocca senza lavarle, e poi vedi uno che si pulisce le mani nella pozzanghera, e non sai mica cosa rispondere se ti chiedono cosa sta facendo.

E la Nonna Mimmi è vero che mi ha insegnato a fare finta di niente se sento delle puzze strane, e allora faccio il possibile, ma poi se uno sputa per terra preparando lo sputazzo con un raschiamento del tratto naso-gola e accompagnandolo con un sonoro phuà non è che riesco sempre a ignorarlo. Magari non lo guardo, ma lo schifo mi si disegna sulla faccia.

Vogliamo parlare della tavola?
Ora, mangiare con le bacchette non è difficilissimo, ma non è neanche proprio agevole raccattare tutti i chicchi di riso con due bastoncini. Allora come fanno i cinesi? Come i cartoni animati. Esattamente come si vede fare nei cartoni, prendono la ciotola in mano e con le bacchette si fanno scivolare in bocca il riso, o gli spaghetti, o quel che resta nella ciotola (no, il piatto non esiste, è un'invenzione a uso e consumo degli occidentali che qui ha scarsissimo successo), con un risucchio inevitabilmente rumoroso.
E non usano i tovaglioli. Proprio non sanno cosa sono, i tovaglioli. La nostra ayi ripiega sui fazzoletti di carta, sempre a disposizione dato lo stato di permanente raffreddore che affligge la BighiFamiglia da quando è iniziato l'inverno.
Non usano nemmeno la tovaglia, s'è per quello.
E li vedi sui marciapiedi che mangiano seduti su sedioline minuscole curvi sulla ciotola piena di zuppa a sputare i semi per terra, un po' più in là, che se non ti sposti ti arriva sulle scarpe.

Ma a qualcuno di voi verrebbe in mente di tagliarsi le unghie sul marciapiede? Pedicure
prêt à porter (perché quando ti accorgi che qualcosa non va meglio rimediare subito, che poi finisce che ti dimentichi).
E vai in profumeria, e le commesse che non sanno proprio più cosa fare dopo un po' controllano di non avere niente in bocca ispezionandosi accuratamente le fauci nello specchio della parete.
E che dire dell'unghia del mignolo lunga due centimetri, giusta giusta per pulire bene le orecchie e le narici?
L'edicolante starnutisce a raffica, si vedono gli spruzzi che gli si diffondono intorno come un'aureola, perché non se lo sogna mica di mettere una mano, un gomito, un fazzoletto davanti. 

Sarà per quello che qui non si usa darsi la mano. Sai mica dov'è stata, quella mano lì, prima. Figuriamoci i baci tanto diffusi tra i francesi, tre addirittura! Che orrore.
(Me l'immagino, i due innamorati cinesi che si salutano. Taffettà, caro).

Qualche volta mi verrebbe da dire Non comportarti così che non sei mica cinese, ma mi trattengo, ché non va bene inculcare inconsapevoli preconcetti (in senso lato, eh) su un intero popolo solo perché ha una cultura diversa dalla nostra.
E però allora, vi chiedo, come fa una povera Wonder a insegnare a tre pulzelle innocenti un po' di educazione?

lunedì 2 aprile 2012

Buone maniere (Questione di prospettive parte I)

Ore 19,35. A tavola.

Per favore tira giù i gomiti
Stai seduta dritta!
Dov'è l'altra mano? Tirala su da lì
Non cantare, Gatto
Potresti smettere di sbattere quella forchetta?
Gabbianella, anche tu, lascia quel piatto sulla tavola
Cosa fai con quel panino in bocca? Prendine un pezzetto
Sto parlando col papà, puoi aspettare un momento?
Non ho sentito la parolina magica... ti ricordi? Si dice Per piacere
Stai seduta sulla sedia! Se non ci arrivi me lo chiedi e ti passo quello che ti serve
BB, amore, sei stanca tesoro? Però la testa sta su anche da sola, dai.

Ecco, questa frase me la ricordo bene, che la ripeteva sempre la Nonna Mimmi quando ero piccola, quando c'erano delle regole di comportamento piuttosto rigide.
La Mimmi, occhi verdi e sorriso dolce, era in grado di farsi ubbidire dalle figlie come suo nonno generale dai soldati: non c'era possibilità di discutere un ordine, si obbediva e basta. Lo sguardo d'acciaio della mamma unito alla voce sibilata sortiva un risultato di gran lunga più efficace dell'urlata del papà, che si manifestava sulla porta e minacciava improbabili punizioni (Ve magno le 'rece, più o meno). Se l'epifania paterna aveva l'effetto di calmare gli animi litigiosi delle pulzelle, la collana di filigrana d'argento, che tintinnava dolcemente al collo della mamma insieme a quella di quarzo rosa, aveva il potere di farci rigare dritto solo al sentirla da lontano.
Il sangue blu che ancora scorre nelle materne vene, per quanto ormai piuttosto diluito, dava alla mamma per diritto di nascita l'autorità quasi assoluta in materia di educazione. Sebbene non siano mai state scritte prima d'ora, esistevano delle regole, sistematicamente ripetute più e più volte nel corso degli anni alle orecchie refrattarie della prole. 
Ammazza com'era difficile.
Un quadro parziale, ossia limitato a quelle rimaste impresse nella labile memoria e quindi passibile di aggiornamento, comprende

Regole di comportamento a tavola
- gomiti giù dalla tavola e schiena dritta (la leggenda narrava che la bisNonna, quella con tutto il sangue blu, avesse educato i figli facendoli mangiare con un libro sotto il braccio)
- niente rumori molesti (trattandosi di bambine non eravamo soggette a eruttazioni particolarmente rumorose, e comunque il rutto non era nemmeno contemplato, sicché il dogma veniva a significare in buona sostanza non picchiettare la forchetta sul piatto e sorbire la minestra senza risucchio)
- sollevare il gomito per bere ma tenere basso il mignolo (orrore!)
- non parlare con la bocca piena
- masticare con la bocca chiusa
- non mordere il pane
- non cantare
- non tenere la forchetta vuota in bocca
- mettere in bocca la forchetta piena e tirarla fuori vuota (il precetto sembra un'ovvietà, ma non lo è)
- non giocare col cibo
- non fare le bolle con l'acqua soffiandoci dentro
- non appoggiare la testa sulla mano anche se caschi dal sonno (eccola qui, da dove viene quella frase là)
- non leccarsi le dita, che pure non dovrebbero essere usate per mangiare dato che esistono le posate
- finire quello che c'è nel piatto (cosa direbbero i moretti? Quelli che muoiono di fame?)
- non alzarsi senza permesso

Regole di comportamento igienico
- lavarsi le mani prima di mangiare (basico, ma repetita iuvant)
- non mettere le dita nel naso, nella bocca o in qualsiasi altro orifizio visibile (quelli non visibili non vengono nominati)
- non tirare su col naso
- soffiarsi il naso col fazzoletto (molto naso, in questa sezione)
- non grattarsi
- mettere la mano davanti quando si tossisce o starnutisce

Regole di comportamento generico
- stare composta (il che viene a significare stare seduta dritta, non sollevare la gonna, tenere le gambe a posto, cose così)
- non dire parolacce
- non bisticciare, non alzare le mani
- non interrompere
- rispondere ai saluti e ringraziare sempre
- non fissare lo sguardo su storpi o persone strane
- non indicare col dito
- fingere di non sentire rumori corporali di varia provenienza

Più tardi, in età adolescenziale, si sarebbero aggiunti altri precetti adatti alle signorine perbene, tipo Se qualcuno fischia non girarti che non sei un cane, ma questo è un altro discorso.

Mi sento di rassicurarvi circa il fatto che, contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, la mia è stata un'infanzia felice.
Direi anzi che sono grata alla NonnaMimmi per avermi dato la possibilità di sapere quali sono le cosiddette buone maniere, e poter scegliere, da adulta, se adeguarmici o no.

Tuttavia, ritengo che ormai siano un po' parte di me, e non riesco a fare a meno di notare con un certo fastidio chi mangia con il gomito appoggiato alla tavola o chi mastica mostrando l'evoluzione del bolo nella bocca. 

Per questo non posso trattenermi, rimbrotto le bambine e cerco di educarle secondo i precetti di cui sopra.
Ammazza com'è difficile.