giovedì 13 settembre 2012

AAA Maschi giovani e sani cercansi, astenersi adolescenti

Ora, uno arrivato a una certa età non dovrebbe stupirsi più di niente. Nel senso, ci sono cose, eh.
E poi arrivano delle notizie. Delle notizie che stenti a crederci.

Tipo quella là che il tipo che ha ucciso 77 persone si farà 23 anni di carcere. 7 mesi per ogni morto, più o meno.

O tipo quella che hanno tolto i tour ad Armstrong. Mah.

O tipo quella lì che in Cina, il paese più popolato del mondo, quello che ha seri problemi di controllo delle nascite che neanche l'invenzione del facekini è riuscita ad arginare, quello dove puoi fare solo un figlio sennò devi pagare, o abortire, dove la pianificazione familiare nei supermercati ha più spazio dei detersivi, in Cina, proprio lì, cioè qui, c'è una Banca del Seme. Cioè uno di quegli istituti che aiutano le coppie sterili ad avere figli. Chi l'avrebbe mai detto. Grande eh. Ha delle filiali a Pechino, Shanghai e GuangZhou. 
 
No, dico, già questa cosa in sé è piuttosto curiosa, no? Tutti hanno diritto di avere un figlio.
 
Comunque, la notizia non è mica questa. La notizia è che siccome la Banca del seme è a corto di semi, cerca dei donatori. 
Mica gratis.
Giovani maschi di tutto il mondo, sappiate che verrete pagati per apportare il vostro contributo, diciamo così, e anche piuttosto bene.
Pare che uno ci si possa anche comprare casa, donando il meglio di sé.
È un business, pensateci. Altro che crisi. Vi conviene cambiare lavoro, va'.

L'età minima è 24 anni. Comprensibile. Metti caso che potessero donare anche i teenager, sai che casino. Montagne di semi. Se uno è disposto a vendersi un rene per comprarsi l'IPad, figuriamoci cosa succede se può farlo a suon di pippe. E va bene che si sono scoperti anche altri usi terapeutici (ci manca solo che si inventino un Gatorade a quel gusto là), ma in questo caso ci sono esigenze precise. E poi, suvvia, per seminare figli in giro per il mondo bisogna avere un minimo di consapevolezza.
Dispiace, ma c'è anche un'età massima. 45 anni. Non fate quella faccia, si era detto giovani. Dopo i 45 comincia anche per voi la china, mettetevela via.
Sì, sì, i figli a settant'anni, lo sappiamo. Ma voi non siete prediletti dal Signore come Abramo e qui non è previsto l'intervento divino che potenzia lo spermatozoo rachitico. 
Qui ci vuole gente fresca. Gente vitale, energica. Uomini veri, forti. Instancabili. 

E mica penserete che vi comprate la casa così, con un semino? 138 ce ne vogliono, di donazioni, solo per la caparra. 
Fatevi i conti.
E ricordatevi che son passati i tempi adolescenziali degli ormoni a palla.

martedì 11 settembre 2012

19 cose da fare un sabato a Shanghai

- Andare a un barbeque a casa di un ragazzo israeliano sposato con una sudafricana e avere un po' di invidia per la loro casa grande e luminosa e il loro giardino con l'erba verde.
- Restare mezz'ora con le bambine attaccate ai pantaloni.
- Guardare arrivare alla spicciolata gente italiana, tedesca, spagnola, israeliana, francese e scoprire di riconoscere con sconcertante facilità la nazionalità di ognuno dall'intonazione dell'inglese.
- Abbracciare degli amici che non vedevo da mesi.
- Mangiare humus e bruschette con i semi di sesamo e hamburger e salsiccia piccante, e prendere la birra da una vasca piena di ghiaccio e bottiglie.
- Pensare che in fondo avere due ayi che preparano il cibo lo portano fuori raccolgono i piatti li lavano portano bicchieri puliti a ciclo continuo è piuttosto comodo.
- Meravigliarsi di come la gente possa mangiare in continuazione, ininterrottamente, da mezzogiorno alle sei, passando con naturalezza dall'insalata ai biscotti, dalle salsicce alla macedonia, pasteggiando con vodka lemon e succo di lamponi.
- Avere la conferma di come sia facile separare gli uomini dalle donne per argomenti di conversazione, e trovare i primi a parlare di gite in bici e a fare brindisi con bottiglie di liquore di dubbia provenienza e le seconde a chiacchierare di pedicure, ricette e asili nido.
- Ritrovarsi a preferire la compagnia maschile a quella femminile, al solito, e sentirsi un po' fuori posto.
- Non vedere più in giro le bambine.
- Scoprire che esistono persone che non hanno mai visto un albero di cachi, e nemmeno uno di melagrane, e riflettere sul fatto che chissà quante piante io non ho mai visto.
- Restare un po' in disparte con un bicchiere in una mano e un piatto di insalata nell'altra, a guardare indisturbata le mises degli ospiti, e notare che tutti i ragazzi sono in jeans e tutte le ragazze portano bermuda e canotta tranne una supergnocca orientale dal nome impronunciabile (in tubino strettissimo blu cina) e la Wonder (in pantaloni di lino e maglia monospalla).
- Pensare che ci sono almeno due buoni motivi per sentirsi estranei a tutto questo, e non esserne dispiaciuti.

- Salire con due coppie di amici nella macchina sette posti, scoprire di sentirsi come nelle gite delle medie, e invidiare un po' quelli seduti nei sedili in fondo.
- Mangiare gamberi, patate e acciughe nel cortile dell'ElEfante, ristorante spagnolo cool e costoso di DongHu lu.
- Sentire delle gocce di pioggia e sperimentare l'inutilità degli ombrelloni durante il temporale.
- Terminare la cena in una sala interna fredda come una ghiacciaia, succhiando i gamberi della paella e mangiando i pezzi di frutta della sangria.

- Finire la serata nella sala di un karaoke, cantando a squarciagola Tell me quando quando quando, ascoltando l'amico Simo cantare alla perfezione Don't let the sun go down on me e intrattenerci meglio di Bonolis.
- Passare due giorni a canticchiare la stessa canzone, avendo in testa solo le note di Dancing Queen.

venerdì 7 settembre 2012

A spasso con Quentin, ovvero Di incauti acquisti

Ti va di venire con me al corean food store?, mi chiede MaxDad.
Perché no, penso io.

La prima volta che ho visto il MaxDad era agosto, c'erano trenta gradi (percepiti 42) e lui aveva una felpa col cappuccio tirato sulla testa, una ciotola di corn flakes in mano e ricorreva Max, quinquenne compagno di scuola della BB mezzo cinese mezzo americano, alla fermata del BusEnorme.
Piacere, gli ho detto, mi chiamo Wonder.
Io sono Kuangcheng, piacere, mi fa lui.
Hai un nome cinese, gli chiedo.
No no, è americano.
Ah, davvero? Pensavo...
Sarà, a me sembra cinese.

Poi ho capito. Cuencen in effetti è un nome americano. È scritto Quentin, per la cronaca.
Comunque io lo chiamo MaxDad. 
MaxDad, per chi non lo sapesse, è quel tipo là che fa il casalingo, ha una moglie cinese in carriera e quando viene a casa nostra non si schioda più, e devo fare le acrobazie per non tenermelo a cena. Comunque.
Il quartiere coreano si trova a tre chilometri dal nostro compound, più o meno, in direzione sud. In bici son dieci minuti lungo strade trafficate dove ci muoviamo in scioltezza come fossimo cinesi. L'unica differenza è che ci fermiamo se il semaforo è rosso.
Per verità di cronaca devo dire che ho iniziato io il MaxDad alla bicicletta, dato che lui è provvisto di autista e se ne serve con sconcertante inutilità. Quindi, dopo aver chiesto alla business wife il permesso di acquistarne una, ha ricevuto un budget di 20 yuan (25 euro, more or less), ha preso una orribile bici verdina (usata) a cui si bucano le ruote ogni due per tre, ha speso altri 50 yuan e ci ha messo un cestino davanti per la spesa e un seggiolino dietro per Max, in nulla dissimile dal cestino davanti se non per le imbottiture di gomma che ha fissato con lo spago. In confronto il mio è un cinque stelle.

Il quartiere coreano non è particolarmente chic. Ci sono ristoranti coreani, sale da tè coreane, centri benessere coreani, supermercati coreani e shopping mall coreani non molto dissimili da quelli cinesi. In effetti li distingui solo per le scritte in coreano. Però che scoperta! ci trovi anche le scarpe della mia misura. Devo tornarci senza il MaxDad, che in fatto di scarpe ha dei gusti piuttosto cinesi.
1004mart è il nome di una catena di supermercati (coreani, eh). La cosa che li distingue dai familymart cinesi è che dentro, udite udite, ci trovi prodotti coreani.
Molto meglio i prodotti coreani, sono più salutari, mi dice MaxDad. Non so, a me il kimchi non fa impazzire. Scaffalate di kimchi. Poi trovi anche la pasta Barilla, in un angolo. Pere che costano 25 yuan l'una. Riso nero, biscotti alle alghe, cialde a forma di pesce ripiene di salsa di fagioli, uova di quaglia. Quelle le prendo. Son già cotte, pure, guarda un po'. Ci faccio l'insalata di spinaci. Tè di frumento, bah. Latte di cocco, succo di banana. Bleah. Toh' guarda, c'è anche il succo di mirtillo, buono, pare faccia così bene, mica facile trovare il succo di mirtillo. Ne prendo due bottiglie, va'.
All'uscita c'è lo scaffale dei prodotti di bellezza. Mica le creme. Sono piegaciglia, ciglia finte di mille misure, pettinini per le sopracciglia, matite per le ciglia. Le cinesi fanno molto uso dei prodotti per ciglia, dato che ne sono praticamente sprovviste. Fanno impressione, le noti subito. Sai che faccio, me ne compro un paio pur'io, di ciglia finte. Son proprio curiosa. Voglio provare l'effetto dello sguardo che fa flap.

La cosa negativa dei prodotti coreani è che le etichette sono in coreano. Sai mica cosa compri, alle volte (non che sia molto diverso con i prodotti cinesi. Comunque).
Capita magari che compri delle cose che pensavi che fossero succo di mirtillo, e invece.
Tipo che ne versi un bicchiere, bevi un bel sorso che hai pure un po' di sete, dopo il giro in bici, e ti aspetti un sapore un po' dolciastro e un po' acido, e invece la gola va in fiamme. Brucia, proprio. Che un po' ci resti male, la verità (un po' come quando perdi il follower n. 93, per dire).
Lo so, avrei dovuto guardare meglio le figure. Ci sono, in piiiiiccolo, dietro, in basso, tre bicchieri (pieno, a metà, quasi vuoto). Cosa vorrà dire? Va diluito?
Ma poi, è una cosa che si beve, o serve per togliere il calcare?
Chissà cos'ho comprato.

mercoledì 5 settembre 2012

Pomeriggio a teatro (Homeworks sweet homeworks)

Atto primo
(Interno giorno. Rumori di giochi in sottofondo. La Wonder e Gatto al tavolo della cucina. Un quaderno aperto sulle parole a, and, for got, have, he, I, my)

- Guarda Gatto, devi leggere queste Camera Words e poi questo libretto qui.
- Ma non sono capace!
- Ti aiuto io, non preoccuparti. Cominciamo con queste words. Vedi? Ci sono le paroline, poi di fianco tre faccette sorridenti. Quando le sai leggere tutte, si mette un segno qui, sotto la faccetta che ride, e la maestra ti dà delle altre parole da leggere. Cominciamo?
- …
- Dai che sei brava. Allora, la prima è facile.
- …
- C'è una lettera sola, prova.
- A
- Sì, è la a, ma in inglese si legge ei. Prova a dirlo...?
- Ei
- bene. Facile no? Adesso leggi la seconda parolina
- Ei …
- …
- …
- L'altra lettera è la n
- Enn
- Sì, e poi?
- Di
- Quindi?
- …
- And, si legge end.
- Ma non sono capace!
- Amore, stai tranquilla, un po' alla volta impari.
- (Vocina fuori campo) Mamma
- (Ignorando la Vocina) Non è difficile, devi solo concentrarti
- (Vocina fuori campo) Mamma! Eni chi!
- (Ignorando la Vocina) Dai riproviamo...
- (Vocina fuori campo) Mamma! Cappa cacca
- Gatto resta lì, torno subito

(La Wonder esce di scena. Gatto si intristisce sul quaderno. La Wonder rientra in scena)

- Non voglio fare questi compiti, non sono capace.
- Vuoi che prima leggiamo il libro? Guarda che poi dobbiamo farli lo stesso, questi compiti qua.
- … Sì.
- Va bene.

(La Wonder si spazientisce un po', ma non alza gli occhi al cielo. Va a prendere il libro – esce di scena. Voce fuori campo – minidialogo tra la Cosci, amica fidata nonché coscienza critica, e la Wonder, da due giorni e per il resto dell'anno scolastico in versione tutor dalle quindici e trenta alle diciotto).

- E meno male che hai studiato, Wonder. How to support your child's reading development during the first few years of schooling. Si vede che è un problema diffuso.
- Cosci, lascia perdere, non è il momento, non vedi che sono occupata?
- Tranquilla Wonder, sono io il tuo coach. Ripeti con me: Io, non, mi, arrabbierò. Io, non, mi, arrabbierò...


Atto secondo
(Interno giorno. Wonder e Gatto di nuovo al tavolo della cucina impegnate nell'estenuante tentativo di lettura. Entra la BB con due libri in mano)

- Allora Gatto, qui sulla copertina del libro c'è un bambino, con chi è?
- Mamma ho finito di leggere
- Va bene, tra poco ti sento. Lasciami adesso che sto facendo i compiti col Gatto. Con chi è quel bambino lì?
- Col suo papà
- Vado a fare Mathletics. Accendo io il computer, lo so fare.
- Col suo papà. In inglisc?
- Dad
- Bene. Infatti si intitola proprio Dad. Vedi? Di, ei, di: dad.
- (gridato fuori campo) Mamma!
- (sussurrato) Dad.
- Non aver paura, Gatto. Se sbagli non importa. Qui c'è una figura, un dad che sta facendo qualcosa. Cosa sta facendo secondo te?
- (gridato fuori campo) Mamma! Non funziona!
- (gridato in direzione delle scale) Adesso arrivo! (Rivolgendosi al Gatto, leggermente alterata) Allora, che fa?
- Sta pelando le carote.
- Sì, certo. Ma perché pela le carote?
- Le mette nella pentola
- Quindi?
- …
- Perché le mette nella pentola?
- Per mangiarle

- (Voce della Cosci fuori campo) Calma Wonder. Be quiet. Respira. Io, non, mi, arrabbierò. Ripeti.

(La Wonder raddrizza la schiena, muove lentamente la testa sentendo scrocchiare qualche osso e fa un bel respiro. Poi esce di scena. Rumore di passi sulle scale: la Wonder va a controllare la connessione internet per i compiti di Mathletics. Gatto si intristisce sulla pagina. La Wonder rientra in scena)

- Eccoci qua. Allora. Ci sono anche delle altre cose oltre alle carote, giusto?
- Sì
- Diciamo che sta cucinando, allora?
- …
- Come si dice cucinare in inglese? Lo sai come si dice, dai
- …

(Voce fuori campo – minidialogo un filino polemico tra la Cosci e la Wonder)
- Cosci, glie lo dico io altrimenti famo notte
- Aspetta Wonder, magari ci arriva da sola
- Mi sembra che la sopravvaluti
- …
- ...
- Ok, diglielo tu

- To cook, cucinare si dice cook, comincia come in italiano, senti: cuuuucinare cuuuchin. È facile da ricordare. Dad is cooking. È scritto qui, leggi con me. (Insieme) Dad, is, cooking. Brava. Voltiamo pagina. Qui cosa fa il papà?
- Legge un libro
- Bene. In inglisc?
- Luc... the..
- No amore, dad non look, dad legge. Come si dice leggere?
- (Gridato fuori campo) Mamma! Non capisco niente! Cosa devo fare?
- (Parlando verso le scale) BB, tesoro, prova a leggere
- (Gridato fuori campo) Non capisco!
- (Sbuffando) Arrivo, aspetta un momento per piacere. Dimmi Gatto, come si dice leggere?
- …
- Dai, Gatto, lo sai come si dice! Io leggo un libro, come lo dici?
- Ai rid e buc
- Bene, brava Gatto. Quindi dad...?
- Dad is riding
- (Gridato vagamente spazientito fuori campo) Maammaaa!
- (Ignorando la Voce) Benissimo. Molto bene. Vedi che sei brava? Giriamo pagina. Qui cosa fa dad?
- È in macchina
- Certo, e cosa fa in macchina?
- Guida
- Certo! E quindi dad is..?
- ...Guiding

(Rumore di braccia che cadono. Sguardo attonito della Wonder al pensiero che Homeworks sweet Homeworks. Commedia tragicomica in due atti resterà in cartellone tutti i giorni dal lunedì al venerdì per altri 183 giorni).
(Cala il sipario)

lunedì 3 settembre 2012

Scappo dalla città

È settembre, e il vento che muove le foglie non si appiccica più addosso con il suo fiato umido.
Ma la vita a Shanghai sa essere caotica, incalzante, nervosa. La gente ha fretta, suona, sgomita, strombazza, starnazza. Suda, sputa.
Ho voglia di quiete.

A Wuzhen, pittoresca città d'acqua divisa in due, l'atmosfera è rilassante. Sembra di entrare in uno di quegli acquarelli dipinti di nero e arancione, dove un pescatore tratteggiato con due pennellate lascia pendere la canna da pesca e resta fermo lì, ad aspettare, guardando muoversi nel canale le ombre squamose.
Wuzhen non è segnalata dalle mie guide. Eppure tra i cinesi è molto conosciuta, e il turismo non manca, per quanto sia quasi esclusivamente turismo cinese. È l'unica città d'acqua vista finora dove l'aspetto antico si mescola ai servizi più esclusivi. Alberghi con piscina, centri estetici, massaggi, spa inaspettate si nascondono dietro le stesse porte dove gli abitanti vivono come se il progresso non li avesse sfiorati, mentre i bagni pubblici sono dotati di lavandini di ceramica dipinta e rubinetti di bambù con fotocellula.
Il legno nero delle case, le finestre intagliate, i portali decorati si aprono su stralci di vita quotidiana. Una donna si lava i capelli in una bacinella. Prende l'acqua dal canale, insapona la testa, sciacqua. Un gruppo di uomini gioca a mahjong. Una vecchia prepara da mangiare armeggiando con vecchie pentole annerite. Un uomo scalda del riso soffiato in una rudimentale pentola a pressione.
Su una pertica di quindici metri un ragazzo fa acrobazie, il bambù si inarca e la bandiera rossa sulla cima sventola a ogni movimento.
A volte ho l'impressione che siano messi lì apposta, attrazione per turisti, ma non è così. La gente di Wuzhen vive come se il mondo intorno non esistesse. I vecchi se ne stanno sulle panchine a chiacchierare guardando le persone che passano. Uno ci prende in giro per i nostri nasi lunghi, ridendo con la sua bocca senza denti. Ci additano, ci guardano curiosi, si sporgono dalle finestre per guardarci passare, ripetono alle mie spalle la frase ormai nota, San ghe nu ar! (tre femmine!). Non vogliono farsi fotografare, e appena si vedono inquadrati si girano di scatto, si nascondono, si ritraggono dalle finestre. Ma poi si fermano a guardarci, con insistenza, senza imbarazzo, con un sorriso benevolo e stranito.
Nei loro negozi vendono ombrellini, ventagli, stoffe lunghissime blu e bianche, pennelli, sonagli di porcellana che dondolano dentro una finestra scura, vestiti, dolci di riso ripieni di crema di castagne, ravioli al vapore, cibo per i pesci che si ammassano sulla superficie, rotoli di bambù decorati, pettini di corno, coperte caldissime ma leggere come un soffio di vento.
Su tavolini quadrati e lisci, sotto un portico decorato, sono appoggiate ciotole d'acqua con un pennello, perché qui le frasi d'amore si scrivono sulla pietra ma si asciugano in fretta, e restano solo nel cuore degli amanti.

All'imbrunire i vicoli si riempiono di gente e di luci. Le lanterne spruzzano i canali di riflessi colorati. Guardo giù da un ponte. Il mare nero è mosso solo dal remo di una barca che solca lenta l'acqua stanca.

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