venerdì 28 marzo 2014

Apologia dello sciampo

Mi hanno consigliato uno sciampo. Seguo i consigli degli amici, io, così se non funzionano so chi incolpare.
Non ci pensi, però a volte puoi aver bisogno di uno sciampo.
Di una corsa, prima, e poi di uno sciampo.
È utile, lo sciampo, per mandare via i cattivi pensieri, per sciogliere questa parte di me che non mi riconosco, che faccio fatica a comprendere, che non mi piace e non voglio che si incrosti. 
Sto lì, sotto la doccia, a sentire l'acqua scorrere sulla testa, sulle spalle, scendere calda e portarsi via i pensieri, giù fino ai piedi e poi dentro il buco rotondo dello scarico.
Per quello, il bagno non va bene. Lì ci resti immersa, nell'acqua torbida della tua mente, finché non decidi di uscire, e quando lo fai l'acqua, quella vera, quella del bagno, è ormai fredda, il sapone si è addensato sui bordi della vasca e ti resta attaccato addosso. Come fai a togliere i pensieri se non riesci nemmeno a sciacquare via il sapone?
A parte il fatto poi che non ce l'ho, la vasca da bagno.
Quindi, la doccia. Ci vuole la doccia.
L'acqua è sempre calda, sotto la doccia.
Insapono la testa e insisto sulle tempie, sulla nuca, fino a quando la schiuma diventa densa, e poi lascio che l'acqua mi scenda sulla faccia, che riempia la bocca e le orecchie, chiudendomi per un po' in un silenzio ottuso, e portandosi via dagli occhi chiusi anche il mascara, in una scia nera.
E sì, è utile lo sciampo, per levarsi dalla testa i pensieri, e anche i ricordi, quelli belli, bellissimi, che avrei dovuto già da tempo mettere via, in un angolo del cuore, in una piega della mente. Se ne vanno anche loro, insieme alla schiuma, giù per lo scarico, lasciando solo un rumore sordo che resta nelle orecchie lo spazio di un attimo, il tempo necessario al piccolo gorgo di assorbire nel tubo il grumo di tristezza.
Chissà se torneranno.
Comunque, al limite mi farò un altro sciampo.

giovedì 20 marzo 2014

Caffè quaresimale

Interno giorno.
WonderDad seduto a tavola, il piatto con le posate leggermente scostato e la testa affondata in un voluminoso tomo dalla copertina giallina, occhiali da miope tirati sulla fronte.
WonderMum affaccendata con i piatti, collana di perle e twin set celeste.
La Wonder prepara il caffè. Due normali, un decaffeinato.

- Però, è stato veramente grandioso
- Me ne ciàvo de quel che i dise
- Le tazzine sono lì, vicino alla finestra
- sono indifferente ai pettegolezzi
- Davvero non ho mai visto un funerale così, era tutto molto studiato
- El cicava e po' el tirava de chi scàpari che faséa impresiòn
- C'era tanta gente?
- masticava tabacco e poi scatarrava in modo repellente
- La chiesa piena, certo
- Èsa pién de corni come 'na zesta de bogoni
- d'altra parte era molto conosciuto
- Lo zucchero dov'è?
- essere tradito ripetutamente
- C'erano i fiori bianchi
- Questa zuccheriera sembra una vasca da bagno
- Vàrda ch'ite guza la cagneta
- Un sacco di preti, come da Roberto
- attento a non lasciarti imbrogliare
- C'è mica un dolcetto?
- L'è ora de fenirla de far i ovi fora dal zesto
- È quaresima, veramente
- bisogna imporre regole che limitino l'arbitrio
- Mamma, solo per il caffè
- Sì ma gnanca un dessèr? No gh'è mai il dessèr
- Un pezzetto di cioccolata?
- Sì, dai. Fèmo fioretti de altro tipo
- C'è scritto anche sul giornale, ormai i classici fioretti sono superati
- Con tuti i funerài ch'emo ciapà, ghe n'emo fati par un tòco
- Meglio rinunciare un po' alla tv, all'ipad...
- 'Sta ciocolata?
- Eccola qui
- Meglio mangiarla che scade, va'
- Mangia mangia che sei magra
- Come sarìa, la scade?
- Mamma non sono così magra
- Beh insomma, scade a maggio
- Sì va ben ma l'emo comprà la setimana pasà...
- Vuoi lo zucchero? Quanti cucchiaini?

Il caffè dai WonderParents, comprensivo di lettura del Dizionario del dialetto di Sanguinetto del Vaccari e di consigli sulla gestione delle rinunce quaresimali, costituisce un discreto diversivo, la verità.

lunedì 17 febbraio 2014

Di Favino, film, favole e festine

- Ma dico, con tutti i sabati del calendario, proprio questo sabato qui doveva essere
- Wonder, il mondo mica gira intorno alla tua agenda
- Cosci, lo sai che ti stimo. Però certe volte mi irriti
- Tipo adesso?
- Come ci sei arrivata?
- Ma vedi che non hai capito una mazza di quello che ti sto dicendo
- Perché tu sei subdola, insinui, e sai che io non sono intelligente. Mi applico, ma non ci arrivo
- Allora te lo dico con le parole della tua Amica di Arbizzano: se non vai, te sì mona.

Confortata dalle rassicurazioni della Cosci, coscienza preferita nonché unica, sabato pomeriggio la Wonder ha lasciato a casa una tavola apparecchiata con cura, con una bella tovaglia ricamata, piattini rosa, bicchieri di plastica, aranciata cocacola e chinotto, ciotole piene di patatine e olive e cipolline e popcorn, piatti di panini al prosciutto, distese di tramezzini alla nutella, due torte una delle quali con le candeline già infilate, una distesa di coriandoli e stelle filanti sul pavimento della sala e una serie di cd con le musiche di violetta e peppa pig.
Ha lasciato una cucciola biondocrine con una corona in testa, tre papà con dodici bambini dai quattro agli undici anni e tre bottiglie di vino, una di aperol e dei grissini salati, ha salutato tutti e ha pedalato sotto un cielo grigio e piagnucoloso verso un Pensiero Visibile.
Mica poteva perderselo, quell'uomo visibile lì.

Perché lui è uno degli attori più fichi del globo, diciamocelo.
E un incontro informale con quell'attore lì, chi se lo perde.

(cronaca)
Posso chiamarti Pierfrancy, sì? Tanto è un incontro intimo, no? sì ok, informale, non sottilizziamo... A proposito di quello che dici, che una volta per andare al cinema dovevi metterti via ottomila lire e dovevi scegliertelo bene, il film da vedere, perché poi se non ti piaceva ti incazzavi, e però questo serviva anche a farti capire quello che ti piaceva e quello che no, e invece adesso i ragazzi hanno tutto a disposizione e si possono scaricare gratis quello che vogliono anche se è illegale e così facendo gli va bene tutto e non sono più in grado di capire cosa gli piace perché tanto è uguale, è gratis e a caval donato non si guarda in bocca, ecco io sarei un po' in disaccordo... voglio dire, succede la stessa cosa coi libri, adesso con gli ebook scarichi anche testi gratuiti e però non è che perché sono gratuiti sono appassionanti, interessanti o anche solo gradevoli, ce ne sono anche di quelli che sono una porcata, e non è che non te ne accorgi per il solo fatto che sono gratis. Insomma uno può farsi un'opinione anche guardando un film gratis, secondo me.
E poi volevo anche dirti una cosa, cioè che talvolta è anche una scelta obbligata, vedere un film alla televisione, anche se ci perdi nella fotografia e nella regia (qualche volta), perché adesso un film lo vedi in programmazione tre giorni, ti distrai un attimo e te lo sei già perso, parlo in generale perché sai com'è, cerca di capire, con tre figlie sotto i nove anni è anche difficile organizzare una serata, vedi che anche oggi son scappata dalla festina, mi son messa pure gli stivali bassi, per fare prima, ho rinunciato al tacco dodici che ci avrei fatto una figura più da gnocca ma non ci corri granché, col tacco dodici, e vabbè che non sei tanto alto e così in foto veniamo alti uguali, però lo stacco gamba ci perde, con lo stivale.
Comunque.
E sì, lo so che sono anche io della tua generazione, e adesso l'altra generazione, quella nata col tablet in mano, è diversa, è meno educata, in quel senso lì, ho capito cosa intendi... se poi mi guardi così, con quegli occhi lì, vabbè, allora puoi dire quello che ti pare, puoi anche mettere in fila tutti i numeri di Fibonacci, tanto per fare un esempio, darmi la ricetta della coda alla vaccinara, mi puoi anche dare il numero del tuo cellulare ché tanto, guarda, non ti sto più ascoltando, credimi, il film me lo faccio da sola nella testa ed è uno di quei film che al cinema una volta sarebbero stati vietati ai quattordici, per dire.
Perché io ho una curiosità, volevo farti anche un'altra domanda, posso, Pierfrancy? Ma tu quando sei al cinema e devi baciare un'attrice, per il copione, fai finta o fai sul serio? Cioè baci davvero? Con la lingua e tutto? Perché sai se un bacio è finto secondo me si vede... Fare una prova dici? Sì, beh, va bene, facciamo pure una prova, basta che poi non si mettano le foto su facebook, ché non sai mai cosa succede, con facebook e tutti questi falsi Pierfrancesco Favino e una sola Wonder, e io ho tre bambine piccole e anche un marito, così per inciso, e a proposito, che ore sono? Oddìo, così tardi? Devo andare! Scusa, Pierfrancy, ho promesso che sarei tornata in tempo per aprire i regali e spegnere le candeline con la Gabbianella, sì sì, ovvio che le spegne da sola le candeline ma poi volevo fotografarla mentre scarta i regali, e le ho regalato un coniglio di peluche che le piaceva tanto e non vorrei perdermi la sua faccia quando lo scarta, e anche quando si spengono le luci e restano solo quattro candeline accese e lei ha questi occhietti rotondi che ridono e i capelli sciolti e biondi e quel sorriso felice, e la bocca sporca di torta al cioccolato e panna montata mentre canta lallallero lallallero, è un peccato morir, l'eternità è un battito di ciglia e balla le canzoni di peppa pig, e insomma, devo proprio andare.
Baci, eh.

martedì 28 gennaio 2014

Se la polvere potesse parlare

È già la seconda volta.
La seconda volta che un'amica mi regala un panno magico multiuso per le pulizie.
Voglio dire, due amiche diverse mi hanno regalato due panni diversi, tutti e due magici, tutti e due multiuso, tutti e due che agiscono senza detersivi, senza aloni, super pulenti super assorbenti extradelicati ideali per bagni cucine vetri specchi auto e tutte le superfici lavabili. Manca solo che facciano tutto da soli.
Si sono presentate, le due amiche, in una mattina grigia, anzi in due mattine diverse però grigie uguali, che lì per lì ho pensato Chissà se quel panno là va bene anche per le mattine. Si possono lavare le mattine? E il morale, lo spirito, l'umore sono superfici lavabili? Ci posso passare un panno magico, giusto così per togliere un sottile strato di malinconia, o finisce che li rovino e poi non s'aggiustano più?
Comunque.
Le amiche mi sventolano sotto il naso questo panno, uno azzurro cielo (si fa per dire), uno giallo canarino, e tessono il panegirico dell'uno e dell'altro.
Wonder, una meraviglia, provalo e vedrai, basta un po' di acqua calda e voilà, pulisci tutto. I vetri? Cinque minuti e hai finito. I fornelli? Splendono come argenteria. Lo specchio del bagno, sempre pieno di ditate schizzi e chiazze che certe mattine prendi spavento, pensando che sia la tua faccia e invece? Eccolollà, una passata col panno magico e la pelle lo specchio torna splendido.

Che uno pensa, non ci sarà mica un messaggio subliminale? Le mie amiche vogliono forse dirmi qualcosa?

Oddìo, sinceramente le pulizie non sono mai state la mia passione, non è mica un segreto.
L'altra sera a cena da amici ho notato un lampadario bellissimo, luminoso, con questi coni di vetro trasparente, e mi son detta Dov'è che l'ho già visto, quel lampadario là?
Facile, è in sala. Nella mia sala, intendo. Solo che il mio ormai ha i vetri opacizzati dalla polvere. 
Ce n'è così tanta, di polvere, che se potesse parlare racconterebbe storie per i prossimi tre anni. Provare per credere.

Ma la volete sapere la verità? Le riserve sulle mie inclinazioni alle attività domestiche non mi turbano più di tanto. Diciamo che ho altre doti, ecco. E poi ho anche una giustificazione per la polvere, la montagna di roba da stirare, la biancheria da lavare.

Mi sono concentrata su un altro fronte. Ci lavoro da un po'. Ho dovuto pulire, sgomberare, aspirare, lavare, dipingere, grattare, sfregare, respirare polvere e solventi, pitture e vernici nell'aria fredda dell'inverno.
Dietro i vetri satinati, sotto la montagna di depositi ventennali, tra libri polverosi e armadi vecchi, ho immaginato un posto tutto mio, e l'ho realizzato. Mica da sola, per fortuna: mi hanno aiutato in tanti, muniti di stracci e pennelli.
Ora siamo alla parte più divertente.
Curiosi?
Stay tuned! or ask the dust.

martedì 14 gennaio 2014

Soluzioni temporanee all'umore nero

Anno nuovo, umore nero.

E non è perché è passato un altro anno. Non c'entrano le rughe.
Non del tutto, almeno.
Non so cos'è. Anzi lo so e non lo voglio dire. 
Perdoneranno i miei... quanti sono? 120 lettori? (ammazza 120. Sono avantissimo. Messa molto meglio di quello là che ne aveva solo 25, per dire). 
Ma transeat.

Non faccio propositi. Ennò. Stavolta non voglio trovarmi alla fine dell'anno con una montagna di promesse non mantenute, di sensi di colpa per quello che avrei potuto fare e non ho fatto, di rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

È che ho freddo, mannaggia. E alle volte non basta mettersi a correre in una giornata di sole per scaldarsi.
Ma corro, eh, col fiume che corre con me, silenzioso, a sentire il mio respiro nella testa e il dolore nelle gambe, a respirare la nebbia, a pensare.

Aggiungo coperte, ché quando hai freddo è bello sentire il peso del calore addosso. Solo che non ci puoi mica restare in eterno, sotto le coperte; e quando ti alzi, con quella sottoveste scollata comprata per Natale, i brividi li senti giù per la schiena fino alle punte dei piedi, anche se ci hai messo i calzettoni coi fiori.

Intreccio fili di lana e ci faccio collane, ché ho l'impressione che l'inverno durerà ancora un po'.

Accendo stufette elettriche, ma poi saltano le valvole.

Rabbrividisco.
Com'è che fa quella canzone?
People like us we don't need that much, just someone that starts the spark in our bonfire hearts.
Ecco, sarà colpa del fuoco dentro.

Allora butto legna nel camino (bello, eh, il fuoco del camino, in quelle sere piovose d'inverno che non hai proprio voglia di uscire. Ci puoi fare anche due bistecche, un paio di salsicce e tre fette di polenta, volendo. Poi chiami gli amici così magari a stare insieme ci si scalda di più).

Però c'è una cosa, per essere onesti, che è servita a togliere quella sensazione di frigido che non mi lasciava un attimo: ho chiamato il tecnico della caldaia.
Con centossessanta euro sottratti ai saldi, sono tornata a camminare scalza.