Mattina. Colazione. Musica dalla radio. L'ingegnere assente, deve fare team building con un turbante in testa in qualche parte del mondo. Le bambine sbafano per l'occasione panini con la crema la cioccolato. Si può dire Nutella o si fa pubblicità occulta? ma chissenefrega, siamo in Italia (siamo in Italia!), che altra crema al cioccolato potrebbe essere? (Comunque davvero con la nutella, e non al profumo di, come succede in presenza del Bighi). La Wonder sbadiglia, la tazza vuota, ché il caffè non se lo può preparare essendo che la moka se l'è portata a Shanghai e qui è rimasta senza, e mica può andare tutte le mattine a chiederla in prestito.
- Mamma! ha detto una parolaccia!
- Chi ha detto una parolaccia, Gatto?
- La radio, la canzone.
- ...
- Ha detto esse e esse esse o!
(dleng dleng ring riiiiiing drriiiiiiin
- Smettila, Cosci, metti giù quei campanelli, ho la testa che mi rintrona e non ho bevuto il caffè, vedi tu.
- Non vorrai farle credere che sia una parolaccia? che poi cresce pensando che il sesso sia una cosa sporca, brutta, che non si fa
- Vabbè, Cosci, non è che devo spiegarle adesso...
- Wondeeer!
- Ok, ok, Cosci, keep calm, fammi mandare giù il boccone, che poi la fetta biscottata ha questo difetto che mi va per traverso).
- Beh, non è proprio una parolaccia...
- Se....soo seesoo
- Con due esse, Gabbianella! esse e esse esse o!
- Seee..so
- Comunque io lo so cosa vuol dire
-...
- Sono due, un uomo e una donna, che si baciano NUDI!
- Beh, sì, è una buona interpretazione. E come lo sai?
- L'ho visto in un film
- Ah. E che film era?
- Seee...so sesoo
- Comunque guarda che lo fanno quando si vogliono bene, per fare i bambini sai
- Bibi, sto parlando con la mamma
-...
- Ma si fa proprio nudi nudi?
- Eh. No, non sempre.
- Ma tipo con la canottiera?
- Tipo, sì
- E sotto le coperte?
- Certo, sotto le coperte.
- Aah, fiuuuu! allora... sotto le coperte e con la canottiera e le mutande..
- Eh no!
- Senza MUTANDE?
- Sì amore, senza mutande
- iiiiiiiiii
- Ma allora non si possono fare i bambini da vestiti?
- Direi di no, Bibi. Da vestiti vestiti no
- Cioè come sono vestita io adesso, con la calzamaglia e i pantaloncini e la maglietta?
- Lo escludo
-...
-...
- Ma mamma, se serve per fare i bambini, allora... TU E PAPÀ L'AVETE FATTO!?
(- Ossignur, Cosci, ma devo davvero parlare di queste cose prima del caffè? E posso ridere, almeno?
- No, non puoi ridere. Anzi mantieni un contegno dignitoso che poi sta cose se le ricordano per tutta la vita)
- Sì, certo, l'abbiamo fatto
- E quando avete fatto me, ce l'avevi la canottiera?
- Non mi ricor... certo, Gatto, ce l'avevo di sicuro.
- E con me? con me eri nuda?
- Bibi, amore, non mi ricordo, son passati dieci anni!
- Guarda che non lo diciamo a nessuno...
(OMMIODDIO, manca solo che vadano a raccontare alle amiche... Bighiiiii! mannaggia che sei a fare giochi di società e brainstorming manageriale... Cosci, dove sei finita?)
- E ci mancherebbe anche quello!
- Beh ma l'ultima volta che l'hai fatto te lo ricordi, dai, con la Gabbianella, son passati solo cinque anni...
(Cosci, sappilo, non dirò una parola di più)
- Mamma, posso chiederti una cosa in segreto?
- Dimmi Gabbianella
- Ma quando ti baci nudo, devi farlo in pubblico?
Ok. Sono sveglia, anche senza caffè.
martedì 22 dicembre 2015
giovedì 3 dicembre 2015
Inverno a Shanghai
Che a Shanghai è arrivato l'inverno te ne accorgi perché i bambini indossano delle tutine rigonfie che li fanno somigliare all'omino Michelin, salvo che hanno il buco dietro. Ma il buco non importa, quello che importa è che il pupo non prenda freddo alla pancia, alle gambe e alla testa. Le chiappe, pazienza.
Che a Shanghai è arrivato l'inverno te ne accorgi perché le donne in motorino indossano gambali imbottiti e giubbini a rovescio, cioè col davanti di dietro, perché il vento si insinua anche tra i buchini della zip.
Che è inverno, qui a Shanghai, te ne accorgi perché i giardinieri arrotolano protezioni di foglie di bambù attorno alle palme, così non gelano nelle notti di nebbia, le ragazze indossano calzettoni di lana fino al ginocchio sopra alle calze collant, gli animalisti mettono le scarpe ai cagnolini infreddoliti e l'uomo che vende palloncini davanti allo zoo ha cambiato banchetto, e adesso vende castagne arrostite in mezzo al carbone, patate bollenti e, nei giorni di sole, pannocchie abbrustolite.
Te ne accorgi, che è inverno, anche perché la gente indossa le mascherine.
Ci sono vari motivi per indossare la mascherina. Uno è che negli ambienti chiusi e pieni di gente, come la metropolitana, eviti di sputazzare sul tuo vicino quando starnutisci, il che è un indicatore di estremo rispetto. L'altro è per la ragione opposta, cioè per evitare di inalare i bacilli altrui, nella stessa situazione di contiguità con l'umanità varia che intasa i mezzi pubblici sputazzando microbi quando starnutisce, il che è indice di una certa preoccupazione personale.
Ma la mascherina serve soprattutto per lo smog. L'inquinamento è molto alto, in questo periodo dell'anno, cioè quando arriva l'inverno, tanto che gli ospedali distribuiscono (a pagamento) mascherine con filtri al carbone attivo, i depuratori vanno a ruba e il cielo è così grigio che non vedi la fine dei grattacieli.
Certe volte, quando pedali sui marciapiedi scampanellando come un carrettiere, senti l'odore delle macchine, senti il fumo che aleggia nell'aria entrarti nelle narici come se fosse di plastica.
Certe volte. Perché oggi, per esempio, il cielo è blu e il sole scalda la pelle, e sarà anche blu per colpa di qualche particella inquinante, ma intanto non si sta così male.
Lo dico perché sennò la nonna si preoccupa, eh, che girano sul web foto di una città perennemente avvolta nel fumo della nebbia che neanche in Blade runner, per dire.
Che poi, qui a Shanghai ci sono dei rilevatori di qualità dell'aria sparsi un po' ovunque, pure nei parchi pubblici, così uno passa di là e si fa un'idea Giusto un'idea, eh, ché se sulla panchina vicino al rilevatore si piazzano in tre a mangiare stinky tofu c'è caso che i valori si sballino tutti. Comunque.
Mica sto dicendo che stiamo sulle dolomiti, per carità. Anzi, vi do giusti giusti i valori rilevati da questa applicazione sulla qualità dell'aria che si chiama Air Quality China, per chi volesse controllare.
Adesso, mentre scrivo, alle 17 e 30 del 3 dicembre, il valore di PM2.5 è di 95, quello di PM10 72, Ozon è a 24, Nitrogen Dioxide 12, Sulphur dioxide 11, Carbon Monoxide 6. Lo dico per gli esperti, eh, perché a me questi valori non dicono assolutamente nulla.
E poi ditemi se voi sapete com'è l'aria lì, nella pianura padana. Che noi tra un po' si torna, e si vorrebbe sentire il profumo di lesso con la pearà, cotechino, prosciutto e panettone.
domenica 22 novembre 2015
Muri vuoti
Un muro liscio, grigio, con un buco che si vede appena.
E poi un altro muro, vuoto. E un altro. E un altro. E un altro. Quindici volte.
E ogni volta, a guardarli, mettono una pena infinita.
Chi ha subito un furto lo sa, come ci si sente. Rabbia, impotenza, tristezza, violazione. Quando qualcuno ti entra in casa mentre tu non ci sei, rompendo un vetro e frugando tra le tue cose, non ti ruba solo degli oggetti. Ruba un pezzo della tua memoria, della tua vita, della tua anima.
E tu non perdi solo un oggetto, perdi un legame con quello che gli oggetti rappresentano per te. Pezzi della tua vita.
Castelvecchio è il nostro museo. Ce ne sono tanti altri, con opere importanti, ma Castelvecchio è il nostro museo.
È il nostro gioiello, l’abbiamo curato e restaurato e ci abbiamo lavorato e ci abbiamo messo dentro l’anima.
Per questo tutti noi, veronesi, ci sentiamo derubati personalmente, come se fossero entrati in casa nostra. E lo so che il museo è patrimonio di tutti noi italiani, che tutti gli italiani dovrebbero sentirsi, e forse si sentono, derubati.
Ma per i veronesi è diverso.
Ci hanno portato via alcune delle nostre cose più care, ci hanno strappato pezzi della nostra memoria storica e personale.
Ci andavo con il papà, che mi raccontava tutto dei quadri e delle statue, e io lo seguivo nelle sale vuote di gente e piene di storia, e lui mi teneva per mano e qualche volta non diceva niente, e stavamo a guardare quella Madonna dolcissima e triste, e papà mi faceva notare quell’uccello ai piedi della Madonna, è una quaglia, diceva, una di quelle buone cotte col vino. E quel ragazzino coi capelli rossi, guarda come sorride, mi diceva, mostra un disegno al suo papà, se anche tu fai un disegno per il tuo papà poi il tuo papà lo mette in studio attaccato al muro. Era piccolo, quel quadro, ma è importante, sai, diceva papà, l’ha dipinto un pittore veronese, per questo ci teniamo tanto, si chiama Caroto, Giovanni Francesco Caroto. E io ho pensato che forse era una femmina, non un maschio, quella che sorrideva al suo papà, perché aveva i capelli lunghi fino alle spalle, e ho pensato anche che non l’avrei mai dimenticato, quel nome, perché quel ragazzino che sembrava una bambina aveva i capelli rossi rossi, come una carota.
E com’era bello camminare nelle sale grandi, luminose, con i muri dritti e il non-colore che ti fa sentire la grandezza di ogni statua, di ogni quadro, e poi all’improvviso un muro arancione, e un buco nel muro da cui puoi vedere fuori un pezzo del giardino e della fontana.
E sembrava inespugnabile, il nostro Castelvecchio, la fortezza scaligera con il ponte levatoio e le mura merlate e le torri di guardia e tutto quel cemento e quell’acciaio che Scarpa ci aveva messo a tenere strette le sue tele.
Sembrava inespugnabile, e Cangrande s’era pure levato l’elmo e lo teneva poggiato sulla schiena, come un cowboy sul suo cavallo bardato, e sorrideva dall’alto, guardando come era bello, adesso, il suo castello, in tempo di pace, con dentro tutti quei dipinti che hanno attraversato la storia, e quei turisti affascinati dall'architettura, e quei bambini a far cucù tra i merli e quella tranquillità che si respira dentro e fuori, come se fosse merito dell'arte se puoi sentirti in pace.
Ma forse non siamo in tempo di pace.
E anche da qui le posso sentire, la rabbia e la tristezza dei veronesi nel guardare quei muri vuoti, che fanno sentire un vuoto dentro, perché sono la mia stessa rabbia, la mia stessa tristezza.
mercoledì 18 novembre 2015
Chissà se funziona
Premessa.
Mi piace leggere. Adoro leggere. Fin da bambina ho sempre letto tanto, sono sempre stata circondata dai libri e trovo sia normale spendere soldi per comprare libri. Una casa senza libri è una casa senza anima. Per un certo periodo della mia vita, in verità, non ho avuto necessità di farlo, avendone così tanti a disposizione, a casa dei Wonderparents, da poter leggere per anni, ma questo è un altro discorso.
Fine della premessa.
Mi piace leggere. Adoro leggere. Fin da bambina ho sempre letto tanto, sono sempre stata circondata dai libri e trovo sia normale spendere soldi per comprare libri. Una casa senza libri è una casa senza anima. Per un certo periodo della mia vita, in verità, non ho avuto necessità di farlo, avendone così tanti a disposizione, a casa dei Wonderparents, da poter leggere per anni, ma questo è un altro discorso.
Mi ricordo che tempo fa, passato quel periodo là, su una popolare via pedonale, alcuni ragazzi che cercavano di vendere certi abbonamenti per l'acquisto di libri chiedevano, come primo approccio, "quanti libri compri in un anno?", domanda alla quale facevo un po' fatica rispondere, perché mi toccava fare il calcolo, e insomma veniva fuori sempre più o meno una cinquantina, arrotondando (in eccesso o in difetto). E non sono neanche tanti, per alcuni. E poi dicevo che no, non volevo il loro abbonamento perché a me piace entrare in libreria. E insomma, a essere sincera mi piace anche, dato che ne ho la possibilità, entrare in libreria e comprare, toh, quattro, cinque, sei libri, dei miei autori preferiti, o anche di quelli consigliati, di cui ho letto una recensione oppure perché mi piace la copertina, ecco. Acquisti compulsivi, la verità.
C'è da dire però che non siamo mica tutti così, in famiglia. Qualcuno legge tanto, qualcuno poco, qualcuno niente. A proposito di quel discorso sull'influenza dell'ambiente eccetera.
C'è da dire però che non siamo mica tutti così, in famiglia. Qualcuno legge tanto, qualcuno poco, qualcuno niente. A proposito di quel discorso sull'influenza dell'ambiente eccetera.
Fine della premessa.
Questa è la settimana del libro, a scuola. Pullulano iniziative.
Lunedì, pigiama day. Vai a scuola senza vestirti, direttamente come sei quando ti alzi dal letto portando pure il peluche o la foretta*. Pare che la cosa faciliti la lettura. Immagino che sia per riprodurre l'atmosfera della quiete serale, quando normalmente si legge prima di dormire. Vi lascio immaginare la quiete.
Martedì, fiera del libro. Vai in giro per la scuola sventolando i tuoi remimbi per comprare uno due tre libri a caso, tipo l'ultimo libro di Barbie o una riproduzione cartacea dei Pirati dei Caraibi (fascino di Jack Sparrow). Data la premessa, purtroppo non posso dire nulla.
Mercoledì, giornata del travestimento. Vai a scuola vestito come un personaggio del tuo libro preferito, e con il tuo libro preferito. Segue sfilata. (E no, non puoi riciclare il vestito di halloween).
Giovedì, fiera del libro. Aridaje.
Venerdì, consegna della busta con i soldi raccolti le settimane precedenti, durante le quali un adulto a caso (nonni, dove siete?) si è impegnato a dare una mancia per ogni minuto (minuto!) che il pupillo ha speso a leggere. Più minuti, più soldi, più premi e cotillon. Grande festa. Finalità benefica, al solito.
Sto cercando di ricordare quando hanno avuto lezione per due giorni di fila.
Ma la vera domanda è: funzionerà? O è solo questione di carattere, di inclinazione personale? E soprattutto, voglio davvero una risposta?
*per i non veneti, guanciale
Mercoledì, giornata del travestimento. Vai a scuola vestito come un personaggio del tuo libro preferito, e con il tuo libro preferito. Segue sfilata. (E no, non puoi riciclare il vestito di halloween).
Giovedì, fiera del libro. Aridaje.
Venerdì, consegna della busta con i soldi raccolti le settimane precedenti, durante le quali un adulto a caso (nonni, dove siete?) si è impegnato a dare una mancia per ogni minuto (minuto!) che il pupillo ha speso a leggere. Più minuti, più soldi, più premi e cotillon. Grande festa. Finalità benefica, al solito.
Sto cercando di ricordare quando hanno avuto lezione per due giorni di fila.
Ma la vera domanda è: funzionerà? O è solo questione di carattere, di inclinazione personale? E soprattutto, voglio davvero una risposta?
*per i non veneti, guanciale
lunedì 9 novembre 2015
Due ore e 26 minuti
C'era un sacco di gente, ieri, alla International Shanghai Marathon.
Un fiume di persone con la maglietta gialla, che la Nike quest'anno le ha fatte tutte uguali, mica diverse per ogni corsa come l'altra volta.
Io ci ho fatto scrivere il mio nome cinese, dietro alla maglietta. Sai mai che qualcuno volesse seguirmi, almeno sapeva chi ero.
E si correva bene, ieri, con l'aria frizzantina di mezzo autunno e tutti che ridevano e si divertivano, ché vabbè che correre è una cosa seria, ma mica bisogna per forza essere seri.
E lungo la strada, dietro le transenne, c'erano tanti bambini che allungavano la mano ed erano felici se passando la sfioravi, come se fossimo supereroi, e poi le cheerleaders con le magliette I Love SH, i ragazzi con le parrucche e i tamburi, le vecchiette in divisa rosa con le bacchette, tutti a gridare, a incitare, a farti ok con il pollice, e insomma a correre così ti pare di fare un'impresa, anche se corri solo la mezza maratona e a correre con te ci sono pure dei vecchietti.
E che bello correre in mezzo alla strada, guardare i grattacieli da un'altra prospettiva, ritrovarsi all'improvviso in strade conosciute che hai consumato a camminarci, e poi sorridere al fotografo che ti inquadra, e non la senti, la stanchezza, fino a dieci chilometri, e ti sembra strano ma hai ancora un sacco di fiato e voglia di correre, e corri con un sorriso stampato in faccia, e ancora stai bene a sedici chilometri, poi un po' senti la fatica nelle gambe, ma mancano solo cinque chilometri alla fine, e se provo a fermarmi le gambe si ribellano, sembra che non vogliano e quindi prendo bicchieri di gatorade al volo e continuo a correre, e bere correndo non è niente facile, e questo pezzetto di radice intrisa di salsa di soia è quasi buona, a mangiarla mentre mancano due chilometri, e no, non ci pensi proprio a fermarti, a camminare un po' come stanno facendo alcuni, sei quasi alla fine, e c'è un rettilineo con tutta la gente assiepata come nelle gare che vedi in tv, e tutti gridano e fanno il tifo proprio per te, per me, e quindi corro e c'è un arco con scritto finish e un mucchio di fotografi, e alla fine arrivo e smetto di correre.
Mi hanno dato anche una medaglia. Sono cose.
Un fiume di persone con la maglietta gialla, che la Nike quest'anno le ha fatte tutte uguali, mica diverse per ogni corsa come l'altra volta.
Io ci ho fatto scrivere il mio nome cinese, dietro alla maglietta. Sai mai che qualcuno volesse seguirmi, almeno sapeva chi ero.
E si correva bene, ieri, con l'aria frizzantina di mezzo autunno e tutti che ridevano e si divertivano, ché vabbè che correre è una cosa seria, ma mica bisogna per forza essere seri.
E lungo la strada, dietro le transenne, c'erano tanti bambini che allungavano la mano ed erano felici se passando la sfioravi, come se fossimo supereroi, e poi le cheerleaders con le magliette I Love SH, i ragazzi con le parrucche e i tamburi, le vecchiette in divisa rosa con le bacchette, tutti a gridare, a incitare, a farti ok con il pollice, e insomma a correre così ti pare di fare un'impresa, anche se corri solo la mezza maratona e a correre con te ci sono pure dei vecchietti.
E che bello correre in mezzo alla strada, guardare i grattacieli da un'altra prospettiva, ritrovarsi all'improvviso in strade conosciute che hai consumato a camminarci, e poi sorridere al fotografo che ti inquadra, e non la senti, la stanchezza, fino a dieci chilometri, e ti sembra strano ma hai ancora un sacco di fiato e voglia di correre, e corri con un sorriso stampato in faccia, e ancora stai bene a sedici chilometri, poi un po' senti la fatica nelle gambe, ma mancano solo cinque chilometri alla fine, e se provo a fermarmi le gambe si ribellano, sembra che non vogliano e quindi prendo bicchieri di gatorade al volo e continuo a correre, e bere correndo non è niente facile, e questo pezzetto di radice intrisa di salsa di soia è quasi buona, a mangiarla mentre mancano due chilometri, e no, non ci pensi proprio a fermarti, a camminare un po' come stanno facendo alcuni, sei quasi alla fine, e c'è un rettilineo con tutta la gente assiepata come nelle gare che vedi in tv, e tutti gridano e fanno il tifo proprio per te, per me, e quindi corro e c'è un arco con scritto finish e un mucchio di fotografi, e alla fine arrivo e smetto di correre.
Mi hanno dato anche una medaglia. Sono cose.
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