mercoledì 30 novembre 2011

Getting sick

- Mamma, la maestra ha detto che due mie compagne sono seccate.
- Come seccate?
- Eh, così ha detto, sono seccate, e io così devo restare a casa due.
- Due cosa?
- Due così. Perché due bambine sono seccate.

Poi non ditemi che non ho fantasia se capisco che le prossime due settimane la classe della BB chiude perché due bambine si sono ammalate di HFMD.

lunedì 28 novembre 2011

Lunedi nero

Lunedì è giorno di spesa. Dopo le gozzoviglie del fine settimana, comprensive di cena a CasaBighi con otto adulti e sette bambine sette, il frigo piange e la dispensa fa l'eco, per non parlare delle cucciole, che lungi dal pigolare sempre più piano (come immaginava quel poeta là) quando hanno fame urlano sempre più forte.

Con l'Amica Doris automunita affronto la ressa del Gialeful di Gubei, il supermercato che vende di più al mondo (non so dove le vada a prendere 'ste statistiche, la Doris). Dopo due ore e mezza arrivo alla cassa con un carrello che neanche il servizio approvvigionamenti del Corpo degli Alpini (le statistiche dicono il vero, lo so, e prendono i dati direttamente dal mio carrello).
Ops, il bancomat non c'è. Guardo meglio, non lo trovo. Svuoto tutto, niente da fare. Mi viene caldo, molto più di quello che c'è fuori, e non è che mi posso spogliare molto dato che sono in maglietta. Fingendo nonchalance faccio un misero tentativo di utilizzare la carta italiana, ma tanto so che non funziona anche perché non mi ricordo più il pin.

L'Amica Doris, saggia e concreta, mi suggerisce di mantenere la calma e guardare bene nella borsa, e poi paga lei i quintali di latte e pomodori pelati, pasta e carta igienica che costituiscono i beni di prima necessità per la prossima settimana. Per la verità c'è anche un barattolo di Nutella, ma ormai è considerata prima necessità anche quella.

A casa la tessera non c'è. Vado alla banca di fronte, dove di solito prelevo il contante, ma non hanno trovato una carta nell'atm, che magari, pensavo, l'ho lasciata là l'ultima volta.
Vado alla filiale della Bank of China dove ho il conto, spiego la situazione, il che comporta un notevole dispendio di energia dato il mio inglese burino e il loro peggio del mio.
Dopo cinquantacinque minuti, durante i quali (oltre a verificare di avere ancora i soldi sul conto, sudare ancora un po', firmare carte e mostrare documenti) ho cercato invano di bloccare per telefono una carta di credito inesistente, perché vagli a spiegare che non ho la carta di credito, ho solo quell'altra carta, come diavolo si dice in inglese? Quella che non è di credito... il bancomat, quella carta che serve per pagare, per prelevare... Vabbè, carta di debito non mi veniva, ok? Non l'ho mai usato neanche in italiano 'sto termine, figurati se ci penso in inglese.
Dopo cinquantacinque minuti, dunque, finalmente mi dicono che posso avere un'altra carta. Uff, che calòr. Però non subito, eh, tra una settimana. Ok, aspetto, per una settimana posso ben fare con i contanti. Posso avere dei contanti? Eh, no, senza carta no. Cioè, una settimana per avere la carta e non posso avere dei soldi adesso, mica tanto, che so, trecento euro? Duecento? No no, impossibile, il conto viene congelato per sette giorni.
A proposito di congelati, ho lasciato la spesa in garage.

venerdì 25 novembre 2011

Prima del ritorno

La BB e Gatto Selvaggio passano pomeriggio e sera dalle AASisters.
Il Bighi è a cena fuori.
Quando la Susie se ne va, alle cinque del pomeriggio, io e la Gabbianella restiamo sole.

Andiamo in bicicletta al mercato dei fiori, a guardare le luci degli addobbi di Natale, le composizioni di candele e peperoncini rossi, i festoni di foglie e fiori e pigne, i rami dipinti d'oro e d'argento e i carretti pieni di stelle rosse.
A casa, facciamo una torta, leggiamo un libro, giochiamo a nascondino, sbucciamo piselli.
Mangiamo involtini di pollo e fette di prosciutto e bambù d'acqua ascoltando Tiziano Ferro, che ci piace soprattutto quando canta Breathe Gentle, e Prince, i Muse, Dr. John, Meiko Kaji e Biagio Antonacci, perché abbiamo messo l'opzione random al computer. Ci facciamo le carezze tutte unte e ci teniamo la mano mentre beviamo, io dal bicchiere e lei dal biberon. Togliamo la mollica dal pane e lasciamo lì la crosta, ci imbocchiamo, facciamo bubu-settete col bavaglino.
Restiamo a guardarci, io seduta per terra e lei sul water, perché non c'è niente di meglio che fare la pipì mentre la mamma racconta una storia.
La Gabbianella, gustandosi l'assenza delle sorelle, fa le facce buffe per farmi divertire, si rotola sul divano e ride mentre scappa col pannolino in mano.
E anche a me questo inedito status di madre single di figlia unica non dispiace per niente.

mercoledì 23 novembre 2011

Tutto in pezzi

Dunque, riassunto.

Il campanello non funziona. Non ricevendo molte visite, il guasto risulta di lieve entità.
La zanzariera della camera da letto si è bloccata a metà, non va più né su né giù, ma siccome la stagione delle zanzare è finita, anche questo guasto non è rilevante.
La lavastoviglie si stacca dal fondo e il carrello dei piatti scivola sul pavimento, così oltre a raccogliere i cocci mi tocca pure lavare per terra.
I quattro faretti della libreria sono tutti rotti, tranne uno.
Il condizionatore nella camera degli ospiti resta sempre acceso, con temperatura fissa su 26 gradi. Quello in sala si attiva quando accendo la TV, e cambiando canale posso anche regolare la temperatura, ma solo verso il basso.

Diciamo, eufemisticamente, che la casa ha bisogno di qualche ritocchino.

Sabato sera, durante la cena coreana, dopo un'ora a mangiare bocconcini di pancetta seduta per terra su un cuscino minuscolo ho perso l'uso delle ginocchia, nonché quello delle papille gustative, avendo inopinatamente azzannato un pezzetto di peperoncino verde subdolamente nascosto nell'insalata. Non essendo permanente, la perdita risulta di lieve entità.
Domenica la Gabbianella ha preso una botta in testa, le è venuto un bernoccolo blu in mezzo alla fronte e io ho rischiato di svenire, al solito, con l'aggravante che mi trovavo nella toilette del KFC, dove per inciso il pranzo era immangiabile. Siccome ho solo rischiato di svenire, e il malessere è lentamente scemato dopo l'applicazione del ghiaccio della Gabbianella anche sulla mia fronte, il danno non è molto rilevante.
Lunedì mi son tagliata un dito affettando il pane.
Martedì mi son scottata la mano con l'olio bollente facendo le patate in padella.
Oggi ho dimenticato la parent conference con la maestra del Gatto Selvaggio.

Diciamo, eufemisticamente, che non sono molto in forma. Dubito che sia solo colpa del vento, e in ogni caso, viste le premesse, trovo assai poco probabile che io riesca ad arrivare intera al fine settimana.

giovedì 17 novembre 2011

L'effetto inaspettato e tardivo dell'arte moderna

Le foglie secche ricoprono i viali, colorato tappeto spazzato dal vento che entra in casa quando apro la porta. L'aria è densa di pioggia, calda, appiccicosa.

L'M50, quartiere di artisti al numero 50 di Moganshan Lu, sulla riva del fiume Wusong, è quasi deserto. Non si respira l'odore dei colori, dei quadri, dei pennelli. Non percepisco fermento culturale né lo spirito vivace dell'impulso creativo. Forse, il cielo è troppo grigio.

Le gallerie espongono opere astratte, naif, tristi, bizzarre, a tratti commerciali, piatte e improbabili, troppo grandi, troppo costose, provocatorie. Foto in bianco e nero con dettagli rossi, immagini della Cina rurale, tele completamente rosse o gialle o nere, corpi nudi di donne legate, visi smunti e tragici, ritratti infantili, installazioni incomprensibili, teste di bronzo senza occhi, animali fantastici, inquietanti sculture, quadri tridimensionali.
Alcune stanze sono allestite per laboratori creativi, sembra che qualcuno sia stato lì poco prima, ma non c'è nessuno. Ho l'impressione di camminare in una quarta dimensione, in un villaggio deserto, unica sopravvissuta a un disastro che ha lasciato tutto intatto, spiata da occhi nascosti dietro una parete con i quadri accatastati.
Tra le gallerie e le pozzanghere alcuni negozi vendono oggetti di uso comune, vasi di porcellana, bicchieri a forma di lattina, teiere, ciotole e collane, borse di stoffa e sciarpe, orecchini, vestiti-scultura, scatole di legno.
Il bar dove mi siedo è caldo, troppo. L'uomo sulla poltrona di fronte mi guarda, ha una macchina fotografica e un cappello bianco. Il caffè macchiato è una grande tazza di latte con un po' di caffè.

Quando torno a casa sono inspiegabilmente contenta.
C'è una rosa fiorita in giardino.