mercoledì 29 agosto 2012

Facekini. Tutta la verità sulla nuova beach sensation

In Cina, si sa, l'abbronzatura non piace.
Fa molto gente di campagna, contadino che lavora nei campi. E infatti in città le donne si proteggono dal sole con ombrellini, cappelli, occhiali e guantini di pizzo nella versione fashion, con semplici ombrelli da pioggia e berretti e maniche lunghe posticce nella versione shabby.

Ho già avuto modo di dissertare altrove sulla questione, quindi non mi ripeterò.

La cosa che risulta curiosa, però, è che nonostante l'insofferenza per le temutissime conseguenze dell'esposizione al sole (no, la vitamina D qui la sintetizzano e se la prendono in pillole), le donne non rinunciano ad andare in spiaggia. Vuoi mettere respirare l'aria di mare, lo iodio, quelle cose lì.
Se a Shanghai le ragazze hanno ormai sdoganato il bikini, che portano con una certa naturalezza sui corpi di giunco e ostentano in improvvisati concorsi di bellezza on the beach, salvo poi ricoprirsi di crema sbiancante, altrove si adottano misure di sicurezza alternative.

A Qindao, ridente località sulla costa a circa millequattrocento chilometri a nord di Shanghai, nove milioni di abitanti, nota in primis per la birra e in secundis per le spiagge, le donne già da tempo hanno optato per la muta, che fa molto surfista nell'oceano. Tamarindo Style. Chissenefrega se poi ci aggiungi i braccioli. Quelli danno un tocco di colore. E poi se stai sulla battigia non si nota neanche che non sai nuotare.

Però la muta ha un difettuccio. Copre corpo, braccia e gambe, ma la faccia resta fuori, esposta ai temibili raggi di Apollo. Che fare?
Voilà la résolution. Comprati un bel facekini. Una di quelle maschere tipo wrestling, che infili in testa e copre anche il collo e lascia fuori gli occhi e la bocca. Un passamontagna, insomma, solo di fibra sintetica.
Non è mica una novità, l'hanno inventato già da qualche anno.
È fantastico, protegge dal sole ma anche dalle punture delle meduse. Ne trovi a pacchi, di meduse, nel Mar Giallo.
Puoi comprarla su Taobao, chevvelodicoaffare, per 25 yuan. Però se vuoi risparmiare è meglio se ti fai un giro sul lungomare, lì trovi un sacco di venditori che il facekini lo mettono a 15 yuan. Vale la pena andare là.
Avvertenza: ricordati di toglierlo se devi fare un salto in banca.

Ci sono tre modelli, a seconda della posizione di occhi e bocca.
Vabbè, non sarà il massimo della bellezza, ma puoi scegliere tra un'infinità di colori. Ci sono quelle mimetiche, cioè a dire maculate nei colori blu/grigio/petrolio, e quelle più aggressive, tipo gialle, rosa o verde acido.
Se la prendi bianca puoi anche affiliarti gratuitamente al KuKluxKlan.
Vivamente consigliato l'arancione. Dicono che tenga lontani gli squali.

Anche il governo è favorevole all'uso del facekini. Pare che siano utili per il controllo delle nascite, la verità.


Se volete divertirvi, potete anche guardarvi il servizio della tv cinese XinHua.

domenica 26 agosto 2012

Di acquisti e loro conseguenze

Da due giorni ho un nuovo sistema docking (si chiama così, non guardatemi male. Trattasi di altoparlanti per sentire la musica dell'Ipod, così non devo più accendere il computer per ascoltare Tiziano Ferro).
La cosa mi ha cambiato l'umore. Poter ascoltare Jump mentre prepari la cena mette di buon umore. Se poi qualcuno vuole passarmi la sua compilescion, una nuova playlist, la collezione completa di Rino Gaetano, faccia pure. Qui si ascolta di tutto.

Ho un nuovo paio di occhiali, comprati all'International Glasses City, al 1688 di Zhong Xing lu, tre piani di negozi che vendono solo occhiali e lenti a contatto. Tu entri, vai da uno qualsiasi di questi negozi, scegli una montatura, ti fanno la visita, contratti un po', paghi, e dopo mezz'ora hai il tuo bel paio di occhiali da vista nuovi. Ho voluto le lenti migliori, così durano di più, l'occhio è più protetto, quelle balle lì. Anche la montatura l'ho presa carina. E infatti ho pagato 350 yuan, cioè circa quaranta euro.
Finalmente posso leggere senza dover spostare gli occhiali in su o in giù, che dal centro ormai non ci vedevo più.

Ho anche una pio di scarpe nuove. Questo è stato l'acquisto più difficile.
Però siccome è dall'inizio dell'estate che mi propongo di andare a correre, ieri ho deciso finalmente che dovevo almeno avere un paio di scarpe per correre, ché le ballerine non sono adatte, e nemmeno i sandali col tacco comprati in Italia. E quali sono le migliori scarpe da running sul mercato? Ve lo dico io. Sono le Mizuno, giapponesi professional. Quando si comincia una cosa bisogna cominciare al massimo.
Però c'è questo problema del numero, che qui in Cina c'hanno i piedi piccoli, e le scarpe da donna arrivano fino al trentanove, massimo.
Allora, come forse qualcuno di voi già sa, io porto il 39/40, e cioè a dire il trentanove nel sinistro e il quaranta nel destro, che è introvabile. E no, non è perché non vendono le scarpe di due numeri diversi che è introvabile.
Che poi dico, se lo chiedessi magari le inventerebbero pure, le scarpe a numero separato. Hanno inventato i costumi, che puoi comprare una quinta di culo e un prima di tette, perché per le scarpe no?
C'è qualcuno che ha il mio stesso problema? Uscite pure allo scoperto, dai, che tanto qui siamo tutti anonimi. Uniamoci tutti! Formiamo l'Unione dei Piedi Spaiati (UDPS). Se non riusciamo a risolvere il problema al limite possiamo scambiarci le scarpe.
Comunque, siccome proprio più del trentanove non si trova, ho dovuto comprare quelle da uomo.
Ecchesarà, è sempre una scarpa sportiva, mica dev'essere rosa coi brillantini solo perché sono una femmina. Per quanto, anche correre con lo sbarluccico ai piedi... ma sto divagando.
E dunque la notizia è che ho un paio di scarpe per correre.
Ho anche la tabella, me l'ha fotocopiata l'AleSarda, che glie l'ha data una sua amica che fa pentathlon (mica come me, lo fa davvero), e che promette di farti passare da ZERO a CINQUE chilometri in quattro settimane. Non ci avrei creduto nemmeno io, se me l'avessero detto, che mi sarei ricordata di portarla dall'Italia.
E dunque ho le scarpe. Ho la tabella. Ho l'Ipod (basta staccarlo dal sistema docking).
Insomma, non ho più scuse.

venerdì 24 agosto 2012

Mezzo gaudio

Pare che le bambine si trovino bene, a scuola. Così sostiene la maestra, nel dichiarare che il Gatto ancora non parla (tutto normale, quindi).
Per trovarsi, si trovano. Bene non so. 
Ieri, nella fattispecie, si sono trovate al parco giochi durante la ricreazione, hanno mangiato insieme la mela e insieme hanno pianto un po' prima di tornare in classe.
Almeno è una consolazione sapere che possono contare l'una sull'altra.

mercoledì 22 agosto 2012

One, two, free

La Gabbianella ha un po' di febbre.
Sarà per quello, sarà che stanotte il temporale lo sentivi vicinissimo, con il rumore della pioggia sui vetri, sarà che anche lei percepisce la tensione nell'aria, fatto sta che stamattina alle cinque ce la ritroviamo nel letto.
Io non le voglio, le figlie nel letto. È l'ultimo baluardo della coppia, l'unico spazio che ci è rimasto, almeno psicologicamente.
Però ha la febbre, poverina, vorrai mica mandarla via?
Si trasferisce pure il Gatto, dopo un po'. Però è il primo giorno di scuola, è un po' tesa. Già ieri sera ha fatto le sue, per addormentarsi. Poverina, vorrai mica mandarla via?
Sarà, ma stamattina ho un bel mal di schiena. Niente a che vedere con la tensione dell'anno scorso, ché ormai siamo rodati, dai. Che vuoi che sia il primo giorno di scuola? È solo l'inizio delle elementari, per il Gattino che c'ha appena cinque anni, ma in fondo non è niente di che, ci siam passati un po' tutti, no?

L'autista del BusEnorme quest'anno è cambiato, e sembra che sappia guidarlo, il bus. Non si avventura in vicoli da cui non riesce più a uscire, e pare che riesca anche a ingranare la retromarcia, se serve.
Anche l'ayi del BusEnorme è cambiata. Questa ha una camicetta rossa con i volant e le scarpe col tacco, e si mette la divisa viola delle ayi del bus solo quando scende dal Bus.

A scuola è un gran casino.
Mucchi di genitori con le cartelle a spalle, papà con la macchina fotografica, addette che controllano cartellini, maestre sorridenti, bambini felici, bambini tristi, bambini in lacrime, solitari, a coppie, a gruppi.
Io, il Gatto sempre per mano, accompagno la BB alla sua classe, year two A, al quarto piano, pavimento giallo. Lei appende lo zaino al gancio, sembra non importarle di ritrovare ben quattro dei suoi vecchi compagni di classe, mi guarda con aria sconsolata e mi abbraccia prima di sparire dietro la porta.
La sua maestra inglese si chiama Miss Maddocks, ha la pelle bianca come il latte e i capelli neri raccolti in una treccia, e sorride quando la vede.
La maestra cinese è uguale a quella inglese, solo con i capelli corti. Si chiama Miss Gu, e speriamo che almeno di indole sia diversa da quella Gu dei giornali.

Il Gatto e io scendiamo di un piano. Pavimento viola, year one D. Bandierine fuori dalla porta, un protiro modello circo Orfei, mamme dentro e fuori. Il Gatto non dice una parola. Visto com'era andata l'anno scorso, non è che mi aspettassi grandi performance di loquacità, comunque.
La maestra inglese, Miss Tindal, somiglia al bianconiglio, a parte la treccia bionda. Le manca l'orologio grosso come un cocomero.
Sembra poi che Miss Zeng, cinese di ferro, sia la migliore. Vedi che culo. C'ha pure un nome che pare una testata sul cancello d'ingresso.
I compagni del Gatto si chiamano Oran, Charles, Ylak, Seunghun, Jayden, Cindy, Weiyun, Jax, Haewon. Nomi così.
Ci credo che poi, se le chiedo chi sono i suoi nuovi amici, non me lo sa dire.

Quando la maestra chiude la porta resto un po' lì, a guardare attraverso il vetro il faccino triste del Gatto, il suo cerchietto rosso, le gambe incrociate sulle scarpe nuove. Finché mi convinco di aver visto un sorriso, appena accennato, sotto gli occhi coperti da un ciuffo ribelle.

E io mi domando dov'è l'ansia, la commozione del primo giorno di scuola, che fine ha fatto quel magone che avevo l'anno scorso. E non so dare una risposta. Ma provo una svagata sensazione di liberazione. E, dopo, chissà perché, un leggero – leggerissimo – senso di colpa.

martedì 21 agosto 2012

Un post al sole (sorpresa on the beach)

Se si esclude un ordine quasi innaturale, la prima cosa che noto appena rientrata nella casa cinese è la terribile potatura delle rose da parte di un troppo sollecito giardiniere, che oltre ad aver tagliato tutti i rami che avevo faticosamente fatto arrampicare sul parapetto della terrazza, legandoli con uno spago rustico ma chic, ha pure lasciato i rami secchi per terra. Mannaggia a lui.
Per farmi dimenticare le fatiche del viaggio (la cui unica nota positiva è stato l'approdo nella Terra di Mezzo di sei chili tra parmigiano, speck, prosciutto crudo e salamelle di cervo), la tensione per il rientro nonché la perdita del romantico rampicante, il Bighi ha organizzato un pomeriggio in piscina.
Mica una piscina normale. ShiMao Riviera Garden Hawaii Surfing Beach, si chiama. Un nome che uno si fa delle aspettative, quanto meno. Il fatto che stia a Pudong, cioè dall'altra parte della città, e che quindi per arrivarci ci voglia un'ora e mezza, è un dettaglio ragionevolmente irrilevante.
È una piscina che dirada dolcemente come il mare, con le piastrelle a mosaico che virano dal bianco al blu, circondata da sabbia bianca finissima, palmizi e sedie a sdraio, asciugamani compresi. È chiusa su quattro lati da grattacieli di cinquanta piani, ma è un dettaglio trascurabile quando ci sono 39 gradi e tu te ne stai immerso nell'acqua fino al collo. E poi a guardar bene forse riesci a scorgere la punta della Financial Tower.
La Wonder, dopo due ore a mollo, si ritira sul bagnasciuga, a guardare le pargole giocare finalmente col papà, e quasi si pente di non aver portato quel libro che nel corso delle vacanze è riuscita a leggere nientepopodimeno che fino a pagina 72. Grandi progressi.
Intanto dà un'occhiata alla varia umanità da spiaggia.
Ci sono famiglie con bambini e secchielli, ragazzi che giocano su un campo da beachvolley, single in evidente ricerca di accoppiamento. Ci sono ragazzi cinesi tatuati che bevono birra e fumano sigarette e parlano inglese, ragazze che fanno il bagno completamente vestite, altre che tengono maglietta e cappello. Alcune sono in bikini, con piercing sbarluccicanti all'ombelico e occhiali neri, altre portano costumi interi sensualmente incrociati. Ci sono francesi, spagnoli, tedeschi (uno con tatuato Gott mit Uns sulla schiena), australiani, italiani (oltre a noi, intendo), svedesi. Comunità internescional, molto cool.
E mentre sta lì, a godersi il cielo azzur.. grigio insomma quella cosa lì sopra Shanghai, di fianco alla Wonder si materializza un olandese, biondo di un biondo quasi bianco, occhi azzurri come il cielo come un disegno, che senza dire una parola le si avvicina, le dà un bacio in bocca e poi l'abbraccia con ostentazione, sotto gli occhi stupefatti del Bighi.
Non vorrei dire, ma è difficile resistere alla Wonder in bikini.
Comunque poi è intervenuta una ragazza che si era accorta di qualcosa, e l'olandese infingardo ha spudoratamente fatto finta di niente e se n'è andato così, senza neanche salutare.
Che insomma, ci avrei potuto passare dei pomeriggi interi dall'analista, per un abbandono del genere, se l'olandese in questione avesse avuto ventiquattro anni invece che uno e mezzo.
Per non parlare delle zanzare, che hanno banchettato selvaggiamente su ogni centimetro di pelle nuda (le maligne – ne ho già in mente un paio – direbbero che ce ne sono a chili, di quei centimetri lì).
Però poi al ritorno il traffico non è pazzesco come all'andata, la BB mette la musica che piace a me, poi si addormenta insieme alle sorelle e i grattacieli cominciano a illuminarsi, e io finalmente comincio a rilassarmi, e a non pensare che domani è il primo giorno di scuola.