Ok, è colpa mia. Avrei dovuto pensarci che dovevo prenotare in anticipo. Con molto anticipo.
Però dovevo organizzare il pomeriggio, chiedere alla Doris o alla Stefania se mi prendevano Gatto a scuola e alla Olandese Volante di cui non so neanche il nome se poteva portare a casa la BB, che quel giorno ha lezione di ballet e non prende il BusEnorme, e alla ayi di fermarsi un po' di più perché per tornare dal Bund ci vuole tempo, e il workshop di Xu Xi era alle tre, che orario infame, eppure è sold out, esaurito, nemmeno un posticino c'è, neanche in piedi, in un angolo, e il tempo passa che non te ne accorgi, e dici Quand'è quella cosa che mi interessa? Assì, venerdì, la settimana prossima, c'è tempo, e vieni travolto dal niente, dai compiti, dalla cena, dalle lezioni di cinese, dai compagni di scuola che invadono il pomeriggio, la merenda, e non ci pensi che è tardi e ormai non ci puoi fare niente.
Bum. Tutte e tre le settimane dell'International Literary Festival andate.
Respiro. Inspiro ed espiro.
Che incazzatura.
Le mani fremono, e quando lo Zio Bobo, il Ratto di Calcutta, il fratello preferito nonché unico mi manda un messaggio rispondo come mi viene, arrabbiata.
- Ti mando una cosa che ti tira su, mi dice.
Meglio, va', che qui i diavoli stanno in mucchio su ogni capello, e si vede.
E allora mi manda un filmato, un filmato fatto di musica e di tante foto, e nelle foto si vede una busta, e i nomi che si scrivono da soli, e un timbro sulla ceralacca, e poi Verona, e un aereoplanino di carta che vola fino in Cina, e poi Shanghai, e il postino cinese che pedala e la busta sulla tovaglietta blu cina, e poi si apre e dentro c'è l'annuncio del matrimonio del secolo, del Ratto di Calcutta, del fratello preferito nonché unico, e io mi metto a piangere già quando vedo Verona, e piango con i singhiozzi, e allora arriva la Gabbianella che mi guarda e mi dice
- Mamma, ciuciucio, oi ciuciucio?
ma io continuo a piangere, con i singhiozzi, e consumo tutti i fazzoletti.
La musica era questa. Ma forse non è colpa della musica.