Mi sveglio al canto delle cicale.
Oddio, chiamarlo canto è un azzardato eufemismo. In realtà sembra piuttosto uno scroscio di pioggia che si abbatte a ondate sulle stradine del compound. Sono quasi certa che le bestiole, lunghe dai cinque ai dieci centimetri, siano molto felici del nostro arrivo e ci accolgano con una hola vocale da un albero all'altro, e che alcune siano contente da morire, letteralmente.
Bevo il mio caffè solitario (evviva il jet-lag che fa dormire le nane) e leggo le notizie.
La più grave è ancora l'esplosione del deposito di materiali tossici di Tianjin, 700 feriti e cinquanta morti, tra i quali 17 vigili del fuoco. Uno di loro aveva solo 18 anni, uno, di 25 anni, si era sposato due settimane fa e aspettava un bambino. Un altro pompiere, di 19 anni, è stato trovato vivo stamattina, ma almeno 18 sono ancora dispersi. Molti di loro erano giovanissimi, forse troppo giovani e inesperti per affrontare un disastro di tali proporzioni, anche se le foto ufficiali li ritraggono seri e compassati nelle loro uniformi verdi su uno sfondo rosso come il fuoco che li ha uccisi. Ma forse non è stata inesperienza, forse è stato spirito di sacrificio, dedizione totale, senso del dovere. Ditemelo voi cosa spinge un ragazzo dentro le fiamme di un palazzo, dentro una nuvola tossica, per salvare dal crollo di un edificio una bambina di sei anni anche a costo di morire.
Ma il mondo del giornalismo è strano: le notizie drammatiche hanno spesso poco più spazio di quelle che non possono neanche definirsi notizie, quanto piuttosto curiosità, nella migliore delle ipotesi. È quello che è più bizzarro è che tali curiosità vengono lette con immutato interesse (anche da me, lo ammetto. Ma non giudicatemi male: lo faccio per voi, per darvi qualcosa di cui parlare col vicino di ombrellone).
Quindi eccovi la notizia appetitosa.
Il celebre fast food KFC sta cercando di risollevarsi dallo scandalo che l'aveva travolto il mese scorso (carne avariata impanata e fritta, ça va sans dire) con un prodottino nuovo nuovo. Quei burloni creativi del marketing hanno partorito il Rose Cheese Roasted Chicken Burger, in pratica un panino rosa bognuto vagamente somigliante a un cervello spappolato che vien via per 17 yuan (due euro e mezzo).
Vedi come funziona a volte il brainstorming.
Volete un po' di cronaca nera, giusto per ravvivare il vostro noioso pomeriggio in piscina?
Eccola qua. Pensate un po' a quei vecchietti arzilli che alle sette di mattina fanno Taiqi nel parco, mimando con le spade i movimenti dei ninja con una lentezza esasperante. Pensato? Bene. Ora trasferite il soggetto selezionato, non più giovane ma nemmeno decrepito, dentro un centro commerciale di Pechino (il Sanlitun Village Shopping Complex, per gli amanti della precisione), a vagare senza meta con la sua spada sporca del sangue. Se fosse un film, lei sarebbe stata un agente segreto che aveva sterminato la famiglia di lui che, accecato dall'ira, si sarebbe vendicato infilzandola mortalmente con una antica spada samurai. Nello stesso film, il francese che cercava di aiutare la donna verrebbe colpito, ma non intenzionalmente, e se la caverebbe con una ferita superficiale.
Ma non è mica un film.
E ora la notizia pruriginosa, che fa tanto estate.
L'immagine è una radiografia accanto a una torcia. La radiografia è quella del bacino di un uomo di Guangzhou e la torcia di 10 inch (googlatevi la conversione, voi che potete) è quella che gli è stata estratta dall'ano dopo due ore di intervento chirurgico. Come sia entrata lì è uno dei misteri di Voyager, anche se pare sia stato il risultato di un alterco. Ragazzi, siete avvertiti, occhio a litigare coi cinesi.
Comunque il medico che ha eseguito l'operazione, il dottor Sun, avrebbe dichiarato che l'oggetto sarebbe solo secondo per dimensione tra quelli estratti nella sua carriera di chirurgo. Il primo era un cetriolo nel culo di uno chef. E chi è stato qui ricorda sicuramente quanto è grande un cetriolo cinese.
venerdì 14 agosto 2015
giovedì 4 giugno 2015
Dimostrazioni
Sto compilando i documenti per iscrivere le
bambine a scuola. Via web, così si risparmiano quei
tre-quattromila metri quadri di Amazzonia.
Un'ora
e mezza per ciascuna, tanto per dire. 15 pagine. Allega file, fill
the space, check, double check, riprova, sei sicuro? sì sì. Ma proprio
sicuro sicuro? sìììììììì!
E
poi, alla fine, c'è una
finestrella che dice
prove
you are human
E a pensarci bene, è anche imbarazzante. Ché in effetti pensavo fosse sufficiente compilare tutta quella sfilza di carte lì e
rispondere alle domande e riempire gli spazi e allegare e annotare per dimostrare che sono
mica una bestia. Comunque.
Gabbianella,
controllo ancora, tutto ok. Clicco Start, e mi chiede di mettere gli
oggetti di bellezza nel beauty. Facile: rossetto e cipria. Va' che
giochino divertente. Game Complete.
Gatto
selvaggio, anche qui ok. Clicco Start: devo mettere gli ingredienti
giusti sulla pizza. Dai? Game Complete. Quasi quasi lo rifaccio.
Adesso devo dare le medaglie giuste ai corridori. Occhio a non
sbagliare colore. Game Complete.
BB,
controllo, manca qualcosa? Niente. Clicco. Disegna la faccia: occhi
bocca e baffi. Game Complete.
Ho vinto qualche cosa? Sono riuscita a dimostrare la mia umanità?
Vabbè. Però a me sembra che debba ancora cominciare, il gioco.
martedì 26 maggio 2015
I Love SH
Non ho scritto niente.
Quattro
giorni a Shanghai, e niente.
Anzi
no. Ho scritto quattro righe, quattro: C'è questa carta che ti
danno da compilare, nome cognome passaporto visa indirizzo in Cina, e
poi ti chiedono il motivo del viaggio: lavoro, turismo, visita agli
amici o ai parenti, sistemazione, studio, ritorno a casa. Ecco. Per
dire. Fine delle righe.
Ok,
internet non funziona, ma non è per quello che non ho scritto. Avevo
portato apposta questo libretto da tenere sempre in borsa, la penna dentro, quelle quattro righe già
scritte e un sacco di cose da fissare nella testa, sicura che non mi sarebbero bastati quei pochi fogli, ma niente. Come se
volessi godermi solo con gli occhi tutto quanto intorno senza pensare a descriverlo, a raccontarlo, a dire come mi sento, a cercare le
parole.
Ho
camminato su strade interminabili, avevo dimenticato il rumore
assordante dei clacson e certi odori pungenti di cibo a tutte le ore che ti sorprendono da dietro un angolo,
il freddo dei vagoni della metropolitana, il vento che scompiglia i
pensieri.
Ricordavo
invece l'emozione bambina davanti ai grattacieli illuminati che scrivono sulle pareti I Love SH in mille colori, agli
schermi giganti che proiettano spot e filmati sulla città, alla
ricchezza ostentata e tracotante di palazzi e vetrine.
E
ritornare somiglia un po' a rivivere un amore passato.
Ti
è mai capitato di innamorarti? Hai presente? Che senti quella specie
di formicolio nella pancia, hai sempre voglia di ridere, la testa tra
le nuvole, che uno ti parla e tu pensi a lei e rispondi a caso perché
non l'hai capito cosa ti ha chiesto, pensavi ai suoi occhi, e la vedi
in tutti i libri che leggi, nelle vetrine dei negozi, in certi fiori
al mercato, nelle parole delle canzoni, anche nelle patatine al pepe,
certe volte.
Insomma
capita, no? di innamorarsi, mica lo fai apposta, mica lo scegli tu di
innamorarti. (Como si se pudiera elegir en el amor, como si no
fuera un rayo que te parte los huesos y te deja estaqueado en la
mitad del patio*).
E
così vivi una storia bellissima, che poi finisce.
E
anche adesso, non l'hai mica scelto tu, che finisse. È successo.
Non
la vedi più, e cerchi di togliertela dal cuore, perché non la vuoi
dimenticare, vuoi solo che non ti faccia stare male, così male che
potresti morire.
Che
poi non muori. Nessuno muore per amore, dai. Te lo dicono, Non
posso vivere senza di te, ma poi si vive. Fa un po' freddo,
magari, però si vive.
Anche
Giulietta, mica fa sul serio. E Romeo: e infatti alla fine sono tutti
vivi e vegeti e un po' stanchi magari ma sorridono e salutano il
pubblico.
Così
ci provi, a fare finta di niente, anche se continui a vederla nei
libri che leggi, nelle parole delle canzoni, nelle patatine al pepe, in certe fotografie che trovi per caso. Un po' alla volta ti abitui a stare senza.
E
poi succede che la rivedi. Che per mesi e mesi avevi sperato che
succedesse e adesso che quasi non ci pensavi più, quasi, ecco che la
ritrovi. E non è che la reazione sia scontata. Voglio dire, dopo
tanto tempo che effetto ti farà? Sei contento, emozionato, eccitato,
ma poi pensi che sarà cambiata e magari non ti piacerà più, che
sarà invecchiata o ingrassata o imbruttita e tu vorresti
ricordarla com'era, e poi invece immagini che sarà ancora più bella
dell'ultima volta che l'hai vista, e avrà gli occhi ridenti e allora
forse ti innamorerai di nuovo, e hai un po' paura perché non hai
nessuna intenzione di soffrire ancora ma sei curioso e impaziente e
allo stesso tempo cauto e diffidente perché non vuoi restare deluso.
E
forse è così che mi sento, come una che si era innamorata e poi è
finita e poi ricomincia, ma in maniera diversa.
*
Julio Cortázar, Rayuela, cap. 93.
mercoledì 22 aprile 2015
Le parole che ti aspetti
- Così me lo dici? comunque io lo sapevo che sarebbe successo
- Devo distendermi, aspetta
- Un po' mi dispiace
- Ah sì? beh, bene
- Ma la mamma lo sa?
- Ma come? proprio adesso? e con le bambine come fai? ma sei sicura?
- Che bello! bellissimo!
- E tu sei contenta, sì?
- Aspetta, devo riprendermi, dammi tempo.
- Lo sapevo, lo sapevo!
- No? Ancora?
- Ma va in culo
- Non so se invidiarti o no. Guardando la tua faccia, penso che ti invidierò.
Ci sono vari modi per reagire alla stessa notizia.
Che è un po' che te la tieni dentro, e vorresti dirla ma poi invece taci, perché è meglio aspettare e essere sicuri, o per scaramanzia, o perché temi le reazioni, a quella notizia.
C'è chi è contento, chi è triste, chi tutt'e due, chi se ne frega, chi dice parole di circostanza, chi invece lo capisci che ti parla con il cuore.
E io me l'aspettavo.
Perché quando dici Torno a Shanghai, che è un po' che ci pensi e però non l'hai ancora detto, l'hai solo immaginato e sperato e temuto insieme, quando lo dici, alla fine, solo allora ti rendi conto che è proprio vero.
- Devo distendermi, aspetta
- Un po' mi dispiace
- Ah sì? beh, bene
- Ma la mamma lo sa?
- Ma come? proprio adesso? e con le bambine come fai? ma sei sicura?
- Che bello! bellissimo!
- E tu sei contenta, sì?
- Aspetta, devo riprendermi, dammi tempo.
- Lo sapevo, lo sapevo!
- No? Ancora?
- Ma va in culo
- Non so se invidiarti o no. Guardando la tua faccia, penso che ti invidierò.
Ci sono vari modi per reagire alla stessa notizia.
Che è un po' che te la tieni dentro, e vorresti dirla ma poi invece taci, perché è meglio aspettare e essere sicuri, o per scaramanzia, o perché temi le reazioni, a quella notizia.
C'è chi è contento, chi è triste, chi tutt'e due, chi se ne frega, chi dice parole di circostanza, chi invece lo capisci che ti parla con il cuore.
E io me l'aspettavo.
Perché quando dici Torno a Shanghai, che è un po' che ci pensi e però non l'hai ancora detto, l'hai solo immaginato e sperato e temuto insieme, quando lo dici, alla fine, solo allora ti rendi conto che è proprio vero.
domenica 22 marzo 2015
Cenerentola e popcorn
L'allegra famigliola questa domenica è
andata al cinema, a vedere il film che nessuna femmina dai tre anni
in su vorrebbe mai perdersi, cioè a dire Cenerentola.
Ora,
nonostante all'inizio della proiezione il cinema (entità
invisibile eppure così tangibilmente presente) si premuri di
invitare il pubblico a non sporcare, spegnere il cellulare
ed evitare commenti durante il film, si deve considerare che i
popcorn hanno la detestabile caratteristica di rotolare tra i sedili,
specie se il bicchiere contenitore viene appoggiato sul bracciolo e
rovesciato appena spente le luci, e la maggior parte degli adulti se
ne frega dei suggerimenti di civile educazione e tiene i cellulari
accesi cosicché non si possano perdere la chiamata della zia Ada cui
viene associata generalmente la suoneria Nokia standard, se va bene,
altrimenti c'è pure il rischio di sentire, mentre Cenerentola
singhiozza davanti al pozzo con il suo vestito tutto lacero, l'arguta
opinione di Fedez circa la prospettiva e i punti di vista.
A
ciò si aggiunga che la curiosità dei bambini è palesemente
indifferente a certe ingiunzioni, specialmente quando non sanno ancora leggere, sicché, ecco, quel montaggio di
scene di gente in sala che racchiude tutta la storia del cinema con
impressi a cubitali i suddetti suggerimenti lascia un po' il tempo
che trova, la verità.
E
infatti, mentre la Wonder era impegnata, come la maggior parte delle
mamme presenti in sala, a guardare con cura i vestiti della matrigna
e capire come adattarli alla vita quotidiana, nella giovane mente
della Gabbianella si aprivano interrogativi ben più profondi.
-
Mamma, è iniziato?
-
Sì amore, vedi?
-
Ma è quella Cenerentola?
-
Sì
-
Perché adesso è triste?
-
Perché la sua mamma sta morendo
-
E perché muore la sua mamma?
-
Perché è malata
-
...
-
Posso una caramella?
-
Sì ma adesso fai silenzio
-...
-
Ma è morto anche il suo papà?
-
Sì (va' un po' di sfiga, in effetti)
- Lui come si chiama?
-
Kit
-
cosa?
-
Kit, si chiama Kit
-
Ma non il principe, il cavallo
-
Il cavallo non lo so
-
Posso un'altra caramella?
-
Sì, tieni
-
…
-
Ma è morto anche il re?
-
Sì
-
e la regina?
-
Non so, è morta anche lei, ma prima
-
e tu, quando muori?
-
…
-
posso un'altra caramella?
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