lunedì 15 agosto 2011

Ikea day

Era scritto. Dovevamo anche qui fare un giro all'Ikea, perché nella nostra nuova casa la fornitura di accessori e mobili è limitata, abbiamo già rotto due dei sei bicchieri disponibili, lo zucchero nel bicchiere ha cominciato a prendere umidità e non disponiamo dello scalpellino per estrarne dei frammenti per la colazione.

Che l'ikea sia un posto dove puoi toccare con mano la qualità del prodotto è risaputo, e qui ovviamente non fa eccezione. Quello che invece non è del tutto ovvio è il concetto di 'toccare con mano'. Già nell'atrio, ampia hall con panchine e aria condizionata, sostano famiglie, ragazzi muniti di cellulari touch screen grandi come l'astuccio tre scomparti delle winx, vecchietti che si prendono il fresco, senza entrare realmente nel negozio. Generosità svedese.

Al primo piano (è incredibile come tutte le ikee siano strutturate nello stesso modo!) inizia l'esposizione dei soggiorni, e sul primo divano c'è un tizio che, zainetto abbracciato, pisola con la testa appoggiata bracciolo. Se questa spossatezza lo prende dopo una rampa di scale mobili chissà cosa farà all'altezza delle scarpiere. La gente tocca, si siede, guarda sopra e sotto, cerca di smontare gli oggetti in esposizione. Al reparto letti, intere famiglie dormono sotto le lenzuola, sprimacciano i cuscini e saltano sul materasso. Non voglio pensare cosa faranno al reparto WC, e mi aspetto comunque di vedere qualcuno che si cuoce la cena nella zona cucina.

La visita è intervallata da continue soste (tre bambine tre fanno un certo effetto, e quando incroci un BambinoCinese è d'obbligo fermarsi, salutare, dire l'età di tutte e tre, sorridere, ascoltare le incomprensibili parole che si suppone siano complimenti per le bambine e poi continuare a salutare finchè il BambinoCinese non scompare all'orizzonte per mano alla mamma, inghiottito dalla folla, cosa che può capitare al Bund, ma in una stanza di cento metri quadri imbottita di mobili diciamo che è meno frequente).

Ormai il mio sorriso è una paresi, in realtà sono stanca e ho anche un po' fame. Il menù offre gamberoni, riso con carne o verdure, manicaretti cinesi di vario genere, ma siccome a prendere il cibo ci va il Bighi, ceniamo con le polpette svedesi e l'insalata mista. La Gabbianella fa una crisi isterica, comincia a sbattere le posate sul piatto, lancia polpette e urla impazzita, ma la cosa sembra divertire i vicini, che continuano a guardarci con aria estatica, mentre la mia paresi comincia a perdere i contorni. La Gabbianella si tranquillizza con un bicchiere di crema al cioccolato con la panna, dopo di che cambia umore (lunatica, la cucciola. Da chi avrà preso?).

La visita ha fruttato, nell'ordine: 35 appendiabiti per riordinare i vestiti ammucchiati sul fondo dell'armadio, 2 sgabellini da cui le bimbe possono cadere senza gravi conseguenze, 1 set da bagno portasaponetta-portaspazzolini-portasaponeliquido-portaqualcosaltro di cui il Bighi non ha voluto mollare neanche un pezzo (motivo per cui il mio spazzolino giace ancora sul lavandino come corpo morto), 1 cestino portarifiuti da mettere sotto il lavello (troppo grande e che dovremo restituire), 2 presine, 3 topoline di pezza, 4 strofinacci, 1 miniservizio di piatti, 12 bicchieri, 1 lampada da comodino (il mio), 6 tazze per la colazione, 1 set di posate, 4 contenitori ermetici, 1 cesto portabiancheria e 2 ceste portagiochi per arginare l'entropia e il nervoso del Bighi: incredibilmente, (quasi) niente di inutile. Ma non c'è problema, tanto dovremo tornarci.

3 commenti:

  1. Non so se sapevi questa: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155129

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