lunedì 29 agosto 2011

Korean evening

Mister W. è coreano, ha circa cinquantacinque anni, un nome inglese perché il suo è impronunciabile e una figlia adolescente. Sua moglie ha la faccia tonda e pacifica, un neo sul mento e un golfino bianco sul vestito blu, e peep toe con un fiocchetto di brillanti e un minuscolo tacco a rocchetto. Quando arriviamo alla HighTower, albergo nel mezzo del quartiere coreano, alle sette in punto (e lo sapevo che qui si mangia presto, però...), Mr W. e Signora ci stanno aspettando nella grande hall, dove c'è un negozio di mazze da golf e un lampadario di cristallo di sei metri per tre, cioè più o meno come la nostra sala da pranzo.

    Al terzo piano c'è un ristorante, coreano, elegante e silenzioso, anche se un po' spoglio. Il nostro tavolo è in fondo alla sala, separato dagli altri pochi commensali da un paravento di paglia intrecciata.

    La tavola è apparecchiata per quattro, senza tovaglia, con piattini quadrati di ceramica bianca, un bicchiere trasparente a calice, un bicchiere rosso per l'acqua e un bicchierino minuscolo. L'acqua che ci viene versata da una caraffa di metallo è molto buona, ma non è solo acqua: da quanto ho capito hanno messo del luppolo in infusione, per cui il colore è invariato ma il gusto è più dolce.

    A lato ci sono le bacchette e un cucchiaio appoggiati su un supporto di legno, e un tovagliolo bagnato arrotolato, con cui il nostro ospite si pulisce le mani e pure la faccia. Io lo imito per la parte relativa alle mani, la faccia invece preferisco struccarmela a casa, altrimenti mi restano le sbavature del mascara.

    Scegliamo del vino rosso (c'è solo francese, ma va bene), e mentre due camerieri cominciano a portare piccoli piatti con le pietanze, il terzo versa il vino, il quarto apre una botola sul tavolo, ci infila delle braci e copre con una griglia, su cui una quinta cameriera onnipresente cuoce senza interruzione striscioline di carne alternandole a fettine di fungo bianco e cipolla. Abbondanza di manodopera, qui.

    Assaggio un po' di tutto: un pezzo di cetriolo crudo con verdurine incastrate, la “corean pizza”, ossia una frittata con spinaci gamberetti e polipo, code di gambero fritte con salsa dolce (di cui mi innamoro), spaghetti di patate (cioè fatti con la farina di patate) con verdure decorati con un fiore viola. Mi faccio insegnare a preparare l'involtino di carne (foglia di insalata presa con le mani, fettina di carne, fettina di aglio, salsa di fagioli, qualche strisciolina di cipollotto, chiudi la foglia e metti in bocca, possibilmente tutto intero), salto il kimchi (piatto tradizionale fatto con cavolo e pesce e condito col peperoncino) dal momento che normalmente il cavolo è verde e il pesce bianco, mentre lì è tutto molto rosso, e se un coreano ti mette in guardia perché la pietanza è un po' piccante significa che rischi di perdere completamente l'uso della bocca. Non so cosa potrebbe succedere ad assaggiare dei bastoncini verdi, che Mr W. suggerisce di evitare perché sono piccanti. La zucca con le noci non l'assaggio perché è troppo distante, e non ci crederete ma mi risulta assai complicato catturare con le bacchette il cibo e trasferirlo nel mio piatto senza perderlo a metà del tavolo. A vedere la moglie pacifica di Mr W. si direbbe che l'operazione è molto semplice e anche elegante, ma i miei tentativi risultano piuttosto goffi, e questo credo che sia il motivo per cui ho più bevuto (vino) che mangiato, così dopo venti minuti ero già un po' brilla.

    Durante la cena la conversazione ha toccato i seguenti argomenti:

1) viaggio in Italia della Signora W., con digressione sulla situazione architettonica veneziana e relativi sistemi di protezione dall'acqua alta;
2) cibo italiano, con particolare ilare riferimento alla pizza a metro, e cibo coreano;
3) situazione politica in Italia (con particolare ilare riferimento alle ragazze di Mr. B.) e situazione socio-economica con ampia riflessione sulle condizioni di precariato delle giovani generazioni da cui è scaturito il laconico e sconsolato commento “in every place is the same”;
4) crisi adolescenziali delle figlie femmine in generale, e della figlia di Mr e Mrs W. in particolare;
5) temperamento artistico e talenti letterari anziché scientifici delle suddette adolescenti, e della figlia di Mr e Mrs W. in particolare;
6) viaggio in Italia della Signora W., con ampia digressione sulla città di Verona, sulla casa di Giulietta e relativa statua compresa la copia di Chicago Wonder-piede dotata (solo Wonder-piede, la tetta è quella di Giulietta);
7) convinzioni coreane circa la possibilità di mantenersi in salute mangiando grandi quantità di verdure e almeno tre teste d'aglio al giorno, che toglie il medico di torno.

    Chissà perché ho come idea che oltre al medico tolga di torno anche un sacco di altra gente: e occhio che qui rischiamo l'isolamento per una settimana.

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